L’amaro sapore del mallo

L’amaro sapore del mallo

1942, un paesino alle pendici delle Dolomiti. In casa Dal Pian è arrivata una lettera da Milano: Gerardo, il figlio di Giacomo e Dosolina Dal Pian, sta per fare ritorno a casa in compagnia della sua nuova sposa Anna. Dosolina si lascia andare a una di quelle scene melodrammatiche a cui tante volte ha assistito la cognata Elisabetta; la casa tutta è in agitazione all’idea dell’arrivo di questa donna misteriosa accanto a Gerardo: che donna sarà? Perché Gerardo si è sposato senza dire loro nulla? I preparativi ‒ e i relativi costi ‒ per l’arrivo degli sposi fanno andare su tutte le furie il vecchio e autoritario Giacomo. Poi arriva Gerardo, accanto a lui Anna, in elegante completo: comparsa sulla scena che lascia l’intera famiglia in un silenzio imbarazzante. Già da subito Dosolina e la nuora sviluppano il loro implacabile disprezzo per la foresta. In pieno clima di guerra e tensione, i lavori quotidiani della famiglia Dal Pian vanno avanti, tra le bestie da accudire e il foraggio da preparare, giornate scandite da pasti a base di polenta: polenta in tutti i modi, a placare la fame che attanaglia i poveri abitanti del paesino, i bambini costretti a radunarsi in bande per andare al tramonto a rubare dai frutteti i frutti ancora acerbi…

L'amaro sapore del mallo è il secondo romanzo di Wally Dall’Asta, già edita nel 2010 con Il violino di Tommaso. Segue le vicende della famiglia Dal Pian – matrimoni improvvisi e improvvisati, angoli segreti di passato, sottomissioni al regime e sotterfugi partigiani ‒ con stile piano, senza sorprese, caratteri e vicende nel complesso stereotipati e un ritmo che si distende un po’ solo quando si tratta di comporre piccoli quadri d'interno, di quotidiano – anche se narrati in superficie, quadri in cui si compongono ricordi di oggetti, di usi e di costumi, senza l’innesto nella narrazione, con le possibili conseguenze sulla pelle del romanzo, dell’utilizzo del dialetto: sorta di pudore che si riflette in altri aspetti della scrittura dell’autrice veneta. Lavorando più di suggestione, Wally Dall’Asta sembra poter osare di più quando i suoi personaggi principali, ad esempio Anna nei suoi incontri con il burbero e severo farmacista Alfredo Rinaldi, s’incammina in passeggiate riflessive tra boschi e radure. Là, nell’evocazione di angoli di luce e ombra, alberi e piante, la narrazione sembra voler provare altri sentieri, per poi però tornare sulla già citata piana della concatenazione degli eventi, tra “l’amaro sapore del mallo, il duro legno e il gustoso frutto interno”.



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