L’amata

L’amata

“(…) Inoltre sono sicura che i racconti andavano bene… e allora, se da questo lato non c’è nulla da obiettare, non vedo perché deve essere negato di lavorare e di guadagnare qualcosa a me, per far lavorare magari tanti altri che non ne hanno bisogno… non avreste da suggerirmi qualche giornale che paghi, e che gradisca eventualmente la mia collaborazione?”… “Cara Elsa, sono tanto tanto lieto del tuo trionfo. Lasciamo dire che mi fa proprio tenerezza ricordare la bimba scapigliata che tanti anni fa – quanti non ricordo neppure – andavo ad aspettare all’uscita dalla scuola, e che mi leggeva le sue prime poesie, già così belle, così più grandi di lei”… “Caro Alberto, non riesco a dormire… se tu sapessi il disordine della mia mente, che malgrado tutto riesco a nascondere, e l’incertezza che ho in ogni momento, l’impressione di sterilità”…

Uno degli effetti collaterali dell’essere passati a strumenti immateriali di scrittura e comunicazione – mail, videoscrittura – è la perdita di tutto quel patrimonio di appunti, lettere, bozze che prima di Bill Gates era proprio di tutti gli scrittori. Elsa Morante, per dire, ha lasciato più di 5000 tra lettere, cartoline e altre comunicazioni ricevute e inviate (tanta era la minuzia di Elsa che di alcune lettere se ne conservano anche le bozze). Sono le lettere ricevute dai lettori dopo la pubblicazione dei libri, scambi con intellettuali come Calvino, Visconti, Pasolini e Ginzburg le numerose lettere a Morante, oltre a un certo numero di epistole della gioventù. L’effetto finale è quello di un grande distacco rispetto al ricercato equilibrio tra fiabesco e realismo delle opere letterarie: la prosa di Elsa Morante è elegante e chiara (a ricordare quella, per esempio, di Virginia Woolf), ma assolutamente slegata dalla formalità. Sono queste anzi lettere sottolineate, cancellate, riempite di maiuscole e ripetizioni in cui si parla di scrittura, ovviamente, ma non per compiacersene, piuttosto per cercare consigli, esprimere “sterilità”, perplessità editoriali o anche, spesso, per sollecitare denaro. Benvenuti dunque nell’“officina Morante”, imperdibile per gli appassionati e gli scrittori in apprendistato… e che peccato che siano preclusi molti futuri epistolari.



 

 

 
 
 
 

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