L’amazzone del deserto

È l’inizio del Novecento e a Koldjat, a soli cento passi dal confine cinese, il comandante Ivan Paulovic Tokarieff, a fine serata, si gode il silenzio e il paesaggio aspro e desolato a più di tremila metri sul livello del mare. Il suo compito, e quello dei suoi cosacchi, è vigilare e sorvegliare la linea immaginaria che separa la sua Russia dalla Cina. Il silenzio è rotto da un inaspettato scalpitio di cavalli: due cosacchi e una donna europea, munita di carabina, sono in avvicinamento. Feodossa Nicolaievna Poliakoff, Fanny come chiede di essere chiamata, si rivela essere la nipote del comandante. E ha tutte le intenzioni di stabilirsi lì, nel suo campo, per andare a caccia di oro e di avventura. È determinata a restare e a nulla servono le proteste di Ivan Paulovic: la vita avventurosa e primitiva è il suo unico desiderio. Il comandante è completamente spiazzato: rischia di non riuscire a mantenere quel suo misogino equilibrio così faticosamente costruito nel tempo. La vita spartana di Ivan Paulovic, giorno dopo giorno, sembra sempre più lontana, sostituita da piccole attenzioni e dalla cura dei particolari del tocco di Fanny. Come il suo atteggiamento carezzevole che mina il cuore dello zio. Il tempo trascorre esplorando le terre selvagge, cercando (e trovando) minerali preziosi, fantasticando su progetti commerciali. Giunge però il momento di dedicarsi alle operazioni militari. Fanny non intende farsi sfuggire un’occasione così ghiotta per dimostrare, impavida, le sue capacità…

La presenza di una donna, per giunta bella e misteriosa, rompe l’equilibrio (tutto maschile) all’interno del campo militare quanto nella vita del comandante. Il fascino di quella donna che coniuga così elegantemente bellezza e grazia con coraggio e determinazione, non passa inosservato. L’amazzone del deserto anticipa i tempi rispetto alla visione egualitaria di genere che nel secolo scorso non era certo un traguardo pienamente conseguito. Eppure l’anticonformista Fanny chiede di potersi occupare della casa, di ingentilire quel luogo diventato rude ed essenziale esattamente come chi lo abita. Pëtr Nikolaevič Krasnov, autore russo poco noto ma di grande capacità narrativa, generale durante la Prima guerra mondiale e corrispondente di guerra, conosce bene ciò di cui scrive (la parte centrale del romanzo è dedicata interamente alla spedizione militare) e riesce, attraverso uno stile lineare e ricco di dettagli, a rapire il lettore. Ulteriore elemento di piacevolezza nella lettura è la moderna traduzione che rende attuale un romanzo scritto e ambientato nei primi anni del Novecento. Valore aggiunto sono certamente le descrizioni dei paesaggi, ricche di dettagli che evocano luoghi lontani nello spazio e nel tempo. Uno spazio e un tempo fisici, ma soprattutto dell’anima.



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