L’America sottosopra

L’America sottosopra

“Gran bella proprietà la sua”: è così che il giovane Bobby Frame esordisce ogni volta, con garbo, guardando dritto il suo interlocutore con occhi limpidi e sinceri. Ed è così, che tutti nella cittadina di Bakerton, in Pennsylvania, aprono volentieri la porta al suo passaggio per starlo ad ascoltare. Insomma, tutti a parte Cob Krug - che dopo aver lasciato bussare Bobby per ben due volte, ha finito per aprirgli brandendo un fucile calibro dodici - e la signora Mackay, che lo ha allontanato dal portico come se scacciasse una mosca, credendo fosse un venditore. Di solito Frame non si dilunga molto, in due minuti esatti espone le sue ragioni. La questione è semplice: sotto i terreni appartenenti agli agricoltori di Bakerton, a un paio di chilometri di profondità, c’è un giacimento di gas naturale dal nome imperiale, il Marcellus; è vecchio quanto il mondo, un vero tesoro, e finalmente si è trovato il modo di portarlo alla luce. I proprietari devono solo affittare i terreni alla Dark Elephant Energy, la compagnia per la quale Bobby lavora (e nella quale è una vera star), e si potrà cominciare molto presto a trivellare senza, peraltro, che ci si accorga di niente, vista la profondità del giacimento. La vita continuerà in modo normale per gli agricoltori, ma periodicamente potranno incassare sostanziosi assegni: l’offerta prevede un anticipo sull’unghia - cinquanta dollari all’ettaro destinati a moltiplicarsi - e una percentuale sulla trivellazione. Firmano in tanti, senza nemmeno preoccuparsi di leggere attentamente il contratto: a sud i terreni dei Fetterson, Norton e Yanher, a nord quelli dei Devlin, dei Kipler e dei Neugebauer, tutti evidenziati sulla mappa col colore blu (ovvero: terreni accaparrati ma lavori non iniziati). Al centro, impera il colore bianco, quello del fallimento: Frame ha fatto fiasco e questo gli brucia, considerata la grande concorrenza nel settore. Al centro, c’è troppa gente ostinata, e non si può cominciare a trivellare se i lotti non sono contigui. Per questo l’obbiettivo, ciò che gli impedisce di dormire la notte, è impossessarsi ad ogni costo del terreno dei Mackay, situato proprio nel mezzo: e deve farcela in tre visite, perché sa bene che quelle successive saranno solo una perdita di tempo. Bobby non è uno che guarda al passato, ma è sul passato che costruisce la sua fortuna, specialmente in cittadine minerarie come Bakerton, protagonista, da due secoli a questa parte - da quando il colonnello Drake avviò la sua attività di estrazione del petrolio sulle rive del Pine Creek - di momenti di profonda recessione alternati ad altri di grande prosperità: è il pensiero di questi ultimi ad aleggiare negli animi degli abitanti, desiderosi di riscatto e per questo portati ad entusiasmarsi di fronte alle grandi promesse...

Un vero e proprio patto col diavolo: sembra proprio questa l’entità del contratto stipulato tra la cittadina mineraria di Bakertone e la Dark Elephant Energy. Da un lato, l’astuto Bobby Frame millanta di una trivellazione indolore, incolore, insapore, inodore mentre, dall’altro, gli agricoltori, penna in mano e occhi brucianti di desiderio, immaginano di affrancarsi finalmente dalle fatiche quotidiane nuotando in un mare di dollari. Al centro, dove il patto mostra le sue più grandi contraddizioni, e il suo lato più oscuro e terrificante, c’è L’America sottosopra, il bellissimo romanzo di Jennifer Haigh (autrice originaria della Pennsylvania ora residente a Boston), che attraverso una molteplicità di voci ci regala un vivido affresco dell’America rurale di oggi, terreno di caccia delle più grosse compagnie energetiche. Un tempo fu il petrolio, ma oggi il nuovo miraggio si chiama gas naturale, estratto dal sottosuolo mediante la tecnica della fratturazione idraulica (fracking in gergo), eseguita iniettando nei pozzi un’imponente quantità d’acqua ad altissima pressione e temperatura, che spezza le rocce nel giacimento. Se il fracking, tecnica originaria dei primi del '900, da un lato ha prodotto negli Stati Uniti un abbassamento delle emissioni di Co2 (per effetto del minor consumo di carbone) e un sensibile calo nel costo dell’energia elettrica, dall’altro è vero che utilizza, mescolate all’acqua iniettata per fratturare il terreno, numerose sostanze tossiche: un’inchiesta del “New York Times” ha rivelato che i livelli di radioattività rilevati nei pressi di alcuni pozzi proprio in Pennsylvania sono 1.500 volte superiori a quelli contemplati dalla legge. La Haigh scrive un romanzo monumentale, mescolando denuncia sociale e introspezione psicologica, e in tal senso consigliamo al lettore un approccio non del tutto leggero: e non perché l’autrice non sia capace di tessere chiaramente le fila del racconto anzi, lo fa magistralmente, ma perché è tale la quantità di punti di vista, così come di salti temporali, da richiedere un po' di attenzione in più. Attenzione che si trasforma ben presto in fascinazione, di fronte all’analisi splendida e profonda di personaggi capaci di colpire dritti al cuore; bizzarri, fragili, malinconici, ambiziosi, e per questo, a volte sprovveduti. Kip Oliphant, esuberante amministratore delegato della Dark Elephant, braccato dal fisco, dagli ambientalisti e dalle ex mogli; Rich Devlin, guardia carceraria e barista a tempo perso nel locale di suo padre Dick, pressato dalla moglie Shelby, ipocondriaca fino al midollo; Rena e la sua compagna Mack, che gestiscono insieme la Friend-Lea Acres, azienda biologica minacciata dalla tossicità della fratturazione; l’ex tossicodipendente Darren Devlin, consulente presso un centro di recupero a Baltimora: costretto a prendere ferie dal lavoro, torna a Bakerton dalla famiglia, consapevole che ritornare nei luoghi dello sballo giovanile può farlo ricadere nell’abisso. Questo è solo un assaggio della varia umanità che vedrà la propria esistenza sconvolta dall’arrivo delle trivelle: un caos che coinvolgerà corpo, mente e cuore, mentre al grande sogno americano non rimarrà che incassare l’ennesima, bruciante sconfitta.



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