L’americano

L’americano

Eduardo era stato assunto al Banco di Napoli dieci anni prima, ma come voleva la prassi era stato immediatamente trasferito a Bari. Due anni di servizio lontano da casa, dicevano, come sempre avveniva per i vincitori di concorso che di solito venivano smistati proprio nella filiale di Bari o in quella della capitale. Solo a Eduardo, padre di Marcello, era toccato un purgatorio molto più lungo, dieci anni lontano dall’amata città natale. Il bambino non capiva tanta gioia per il ritorno a casa, anzi si trovava nella paradossale condizione di chiamare “casa” la città nella quale non aveva mai vissuto. Non poteva immaginare che lì avrebbe incontrato l’amico della vita: Leo era figlio di Ester, originaria del Connecticut, e di Vincenzo ‘o cartunaro, che aveva ereditato il nomignolo da suo padre. Le origini della madre gli erano valse il suo soprannome: “l’americano”. I genitori gli avevano proibito di frequentare Leo perché la sua famiglia aveva legami con la camorra, tanto che Vincenzo per sfuggire all’arresto si era dovuto lanciare dal balcone. Negli anni a venire le cose erano precipitate in maniera irreversibile: Vincenzo era stato eliminato dagli uomini dello spietato boss Faccia di pietra, Eduardo si era prepensionato e si era messo a lavorare come consulente proprio per Faccia di pietra. Dal canto loro, Marcello e Leo avevano continuato a vivere in simbiosi, fino a quando le loro vite non avevano preso direzioni completamente diverse: Marcello aveva continuato a studiare per cercare di farsi una posizione, Leo era ancora per strada a cercare il suo posto in quella zona al limite del malaffare. Leo, suo malgrado, diventerà vittima e allo stesso tempo prigioniero della camorra: Faccia di pietra lo farà rinchiudere in uno sterminato cimitero clandestino dove il suo compito è quello di sotterrare le centinaia di vittime del clan, il suo esilio fatto di morte, di ricordi e di lontananza dalla famiglia che nel frattempo si è costruito…

L’autore napoletano Massimiliano Virgilio è alla sua terza opera pubblicata con Rizzoli, dopo Più male che altro del 2008 e Arredo casa e poi m’impicco del 2014. In un romanzo caratterizzato da uno sviluppo assolutamente imprevedibile delle vicende, ambientato in una Napoli grigia e violenta nella quale un boss può decidere di far sparire gli oppositori e i testimoni scomodi in un gigantesco cimitero privato, la narrazione viene portata avanti da Marcello, anche se in maniera molto originale viene adottato il punto di vista dell’americano, seguito in tutta la sua parabola. L’americano è un’originalissima storia d’amore e d’amicizia, viscerale e intensa, in cui le necessità private si intersecano con questioni nazionali e internazionali, ma non solo: è un romanzo che dal particolare muove verso l’universale, è un dramma di un singolo che coinvolge una dimensione più ampia, che mostra spesso come i grandi eventi di questo Paese influiscano in maniera incredibile sul quotidiano di ognuno. C’è tanta, tantissima storia recente, italiana e non solo, con un’attenzione incredibile verso i fatti più oscuri e controversi degli ultimi decenni: il sequestro Moro, la corruzione dei partiti nella Prima Repubblica, Tangentopoli, l’attentato dell’11 settembre, la bolla finanziaria e i risparmiatori che ne subiscono le conseguenze. Ma non solo: dal traffico di armi alla green economy, dalla multiculturalità osteggiata alle famiglie miste, e poi il tentativo di sfuggire al destino di degrado e di malavita che sembra ormai segnato, tante cose apparentemente distanti fra loro che Virgilio mescola sapientemente in un cocktail interessante e di lettura senz’altro piacevole.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER