L’amico immaginario

L’amico immaginario
È impegnativo, stare vicino ad un bambino come Max. Consigliarlo, proteggerlo, evitare che si metta nei guai. Soprattutto se ti chiami Budo e sei solo il frutto della sua fervida immaginazione di bambino autistico. Max ha nove anni, è confinato in un mondo di silenzio interiore e solitudine. Un mondo in cui scegliere se mangiare un ghiacciolo azzurro o uno giallo genera una crisi seria, e dove non si può essere toccati neanche dalla propria madre senza provare fastidio. A Max non piacciono le persone e a scuola non interagisce con i suoi compagni, tranne per fare cose come fare la cacca in testa a quel bullo di Tommy Swinden quella volta che ha minacciato seriamente di ucciderlo. Budo è il suo unico amico e sono quasi inseparabili, ma neanche lui potrà evitare che un bel giorno la maestra di sostegno carichi Max sulla sua auto facendolo sparire nel nulla. Proteggere il bambino, ora, diventa una faccenda complicata: perché Budo conosce la verità. Ma a nulla varrebbe gridarla a squarciagola. Nessuno può sentire la voce dei bambini immaginari…
Maestro elementare e scrittore, Matthew Dicks costruisce la sua opera prima con fantasia e delicatezza, mostrandoci un universo parallelo al nostro, una società di magici “alter ego” di bambini ancora incapaci e timorosi di affrontare il mondo da soli; bambine alte come una bottiglia di coca cola, cagnolini parlanti e cucchiai con le braccia che ricordano due stecchi, si incontrano nei posti più disparati discutendo della precarietà della loro esistenza, legata indissolubilmente alla crescita dei loro amici umani. La scelta di affidare la narrazione a Budo in prima persona può sembrare rischiosa di primo acchito: la sua voce schietta e ingenua, che spesso non sa dare il giusto nome alle cose destabilizza il lettore, facendogli quasi pensare di avere pescato il libro nello scaffale “sbagliato”, quello della narrativa per ragazzi. Ma questo amico immaginario, con la sua visione della vita così essenziale, ci spinge a riflettere su un interrogativo dannatamente umano e reale: dove andremo a finire, una volta attraversato il tunnel?

 

 

 

 
 
 
 
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