L’Ammerikano

L’Ammerikano
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Vincenzo si ritiene un uomo piuttosto fortunato. Non a torto: nato da ultimo nella famiglia più ricca e in vista del paese ‒ gli Ametrano di Monte Saraceno ‒ ha sposato una delle donne più belle, Rosa Spina. E anche se nessuna ricchezza ‒ come, del resto, nessuna bellezza ‒ dura per sempre, il ricordo del luogo che lo ha visto nascere e crescere non gli è semplicemente caro, ma vivido, e le sue immagini ‒ come quelle di Giovannino che, ubriaco, una sera aveva “azionato il suo uccello come se fosse un idrante”, costringendo i carabinieri a intervenire ‒ si alternano in un movimento continuo come in un caleidoscopio che lui spera di portare sempre con sé, fino all’ultimo dei suoi momenti… Wilber Boscom è un killer della mafia, “lavora” per la famiglia Zambrino da tanto che ormai non ricorda più che cosa lo abbia condotto a quella vita. L’amore per le regole che gli era stato inculcato in famiglia, e che piace molto anche a don Vito? La sua naturale inclinazione alla vendetta, in silenzio e senza mezzi termini? Era stato come una specie di scivolamento per lui - non inconsapevole, ma nemmeno programmato in ogni dettaglio - e ora che si trova all’interno dell’appartamento di Christopher, pronto all’esecuzione, non può fare a meno di domandarsi: “Che ne è della mia infanzia felice, nella casa paterna?”

Pietro De Sarlo, intellettuale lucano molto attivo su testate locali e online, scrive un romanzo che risente un po’, nello stile, della sua attività di giornalista e di saggista, nel quale si impone la chiarezza e il ritmo complessivo si adagia su un’esposizione piana che lascia ampio spazio alle descrizioni e alle divagazioni, meno alla suspense. L’Ammerikano è un romanzo scritto con una buona cura della lingua e con un diffuso e benvenuto uso delle parlate locali ‒ di quella lucana in particolare ‒ che cade purtroppo sul dialetto napoletano, sbagliato tanto nell’ortografia quanto nella costruzione, e in alcuni punti in cui sarebbe stata necessaria una revisione più attenta, per evitare di trovarsi spesso di fronte alla stessa parola scritta in modi diversi, come nel caso di “sciaffer” e “sciaffeur”, “Vincè” e “Vince’”, “si’” e “si”, “Mettiiu”, “Méttiiu” e “Méttiu” ecc. Traspare d’altro canto un innegabile amore per i personaggi e per la storia narrata, nella quale l’autore riesce a tenere insieme il Piano Marshall e le invidie locali, il boom economico e gli amori di gioventù, restituendo un’immagine a tuttotondo del sud d’Italia alle prese tanto con i problemi attuali e globali quanto con quelli storici.



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