L’amore rubato

Il medico di guardia al pronto soccorso guarda fisso Marina negli occhi. Non è la prima volta che la incontra. Questa volta ha un braccio evidentemente rotto, delle ecchimosi sul corpo. Inutili le sue domande. Ogni volta è sempre la stessa risposta. Quel “Sono caduta dalle scale” che mette un muro tra i due interlocutori. Quel senso di impotenza che nessuno dei due riesce mai a togliersi di dosso. È evidente che qualcuno – probabilmente il suo compagno – la picchi. Marina continua a minimizzare, a colpevolizzarsi di essere troppo avventata nei movimenti. Il medico può solo incoraggiarla, spronarla a parlare, liberarsi di quel fardello che la sta lentamente uccidendo. Non servono segnalazioni ai servizi sociali. Il marito è troppo abile ad inventare scuse. L’assistente sociale forse troppo inesperta per rendersi conto di quello che sta accadendo tra quelle pareti domestiche... Francesca ha solo tredici anni. È estroversa. Vitale. Di quelle che non le fermi mai, con la battuta sempre pronta. Un giorno quattro suoi coetanei decidono di darle una lezione che non dimenticherà mai per tutta la vita. La violentano. E, nonostante il processo, vengono assolti. Assolti dalla Giustizia. Assolti dall’opinione pubblica di un piccolo paese che continuerà ad additarla…

Dacia Maraini racconta otto storie di donne vittime di violenza: fisica e psicologica. Donne il cui amore, la cui vita, è irrimediabilmente spezzata, come resti di un vetro infranto con violenza i cui frammenti non torneranno mai al loro posto. Spesso sono le donne stesse a proteggere i loro carnefici. Sono vittime e non riescono a liberarsi dal loro giogo, dalla loro sudditanza psicologica. La Maraini ha dichiarato in più di una intervista di voler provare a rompere il muro di silenzio che avvolge queste donne. Donne le cui storie arrivano alla ribalta della cronaca solo quando si giunge – purtroppo – agli esiti più cruenti e tragici. I racconti dell’autrice provano a svelare il lato oscuro dell’uomo moderno: un uomo sempre più fragile, insicuro, frustrato. “Le mie storie mettono in evidenza la parte oscura di un’educazione – ha raccontato la scrittrice durante un’intervista ad un noto quotidiano – modelli culturali ormai entrati in profondità, che portano gli uomini a pensare di possedere la donna che amano”. In Italia il femminicidio ha raggiunto numeri molto, troppo alti nel corso del 2012 e sono in corso numerose iniziative, una battaglia politica per farlo considerare un reato specifico. La letteratura, da sola, non ha il potere di cambiare il mondo. Ma può smuovere le coscienze, portare alla luce storie nascoste, aiutarci a migliorare questa società in cui viviamo. Come scriveva Hermann Hesse, “l’amore vuole soltanto amare” ed è ben lontano da qualunque forma di possesso.



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