L’angelo

L’angelo

Roma, stazione Termini. A mezzanotte meno dieci un treno ad alta velocità partito da Milano si ferma al binario 7. Sembra essere tutto nella norma: una cinquantina di passeggeri scende con bagagli e facce stanche al seguito, ma c’è qualcosa che non va. Dalla carrozza Top non esce nessuno e le porte automatiche restano stranamente chiuse. Così, un agente della polizia Ferroviaria, che aspetta il capotreno per la solita birretta di fine turno, decide di salire e controllare, trovando l’uomo morto sul pavimento. L’istinto gli dice di approfondire ma l’agente decide di avvertire la centrale operativa e attendere l’arrivo dei rinforzi. Il primo sopralluogo del treno, dunque, spetta ad un vicequestore della terza sezione della Squadra Mobile ˗ la “Omicidi” ˗, una donna da poco rientrata in servizio dopo una lunga convalescenza a seguito di un’indagine pericolosa: Colomba Caselli. Quando entra nella carrozza Top, Colomba si trova davanti ad uno spettacolo raccapricciante: i passeggeri sono tutti morti, uccisi da un veleno. Le prime indagini portano sulla strada del terrorismo e c’è anche un presunto video dell’Isis che rivendica l’attentato, ma il vicequestore vuole vederci chiaro e per questo motivo decide di coinvolgere l’unica persona di cui si fidi veramente, nonostante non la senta da mesi: Dante Torre, colui che tutti conoscono come “l’uomo del silo” a causa del rapimento che ha subito da bambino e lo ha tenuto fuori dal mondo per ben undici anni. Dante è pieno di manie e paranoie, è convinto che ci sia un complotto ai suoi danni ed è ossessionato dalla ricerca dei mandanti del suo aguzzino, “Il Padre”. Ciononostante, Dante decide di aiutare Colomba nelle indagini e i due scoprono che in realtà quelle del treno sono solo le ultime vittime di una serie di stragi iniziate tempo prima. Sembra infatti che vi sia un’enigmatica donna che si fa chiamare Giltine, come un’antica figura del folclore lituano, che colpisce nell’ombra, senza lasciare tracce . Un vero e proprio angelo della morte che sta cercando la sua vendetta…

Dopo il claustrofobico Uccidi il padre, tornano Colomba Caselli e Dante Torre, personaggi nati dalla penna dello scrittore cremonese Sandrone Dazieri. L’angelo è un romanzo inquietante in cui il thriller e lo spionaggio si fondono per dare vita ad una trama densa, cupa. A dare il la all’azione c’è l’arrivo di un treno alla stazione Termini con un carico di morte: tutto fa pensare ad un attentato di matrice islamica ma le doti intuitive di Dante portano lontano, in un luogo della vecchia Unione Sovietica in cui la gente veniva rinchiusa: la “Scatola”. Un inferno che ha liberato un angelo vendicatore, spietato, che semina dolore e distruzione per poi scomparire nel nulla. Così, Dante e Colomba tornano a lavorare insieme, costretti ad abbandonare i propri demoni interiori per affrontarne uno reale, letale, e per trovarlo dovranno compiere un viaggio che da Roma li porterà prima a Berlino, poi a Venezia, mentre altra gente continua a morire. Con L’angelo, dunque, Dazieri conferma di aver abbandonato il noir per dedicarsi al thriller puro, un genere di ampio respiro che gli permette di cimentarsi con trame più complesse e sicuramente più efficaci. La sua è una scrittura magnetica, potente, che ricorre all’uso del flashback per diradare a piccole dosi la nebbia attorno al mistero in cui è immerso il lettore. Si respira violenza a pieni polmoni, nelle pagine de L’angelo, ma si trova anche il tempo di gustarsi le pause distensive in cui Dante è intento a farsi un caffè dei suoi, un Black Ivory o Kopi Luwak, ad esempio. Fino ad un finale inaspettato: uno scioccante cliffhanger che toglie il fiato e ci costringe ad attendere con trepidazione il prossimo episodio della serie.



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