L’angelo di ghiaccio

L’angelo di ghiaccio

14 giugno 1988. Il convoglio di prigionieri viaggia a velocità sostenuta sulla strada dissestata. Al suo interno l’uomo sa che ha solo quella possibilità prima di morire dissanguato. A stento riesce a terminare in qualche modo la lettera che ha deciso di scrivere prima della fine e la infila in una busta. Poi la fa scivolare con le mani insanguinate nella stretta fessura e la lascia andare al suo destino. Sulla busta solo un nome: Aisha Shahnin. Un anno, quattro mesi e sedici giorni dopo ‒ Maria Shawabkeh dopo aver letto un’incredibile e terribile storia su una lettera trovata in casa di suo zio defunto ‒ decide di affrancarla e dopo qualche ricerca online di spedirla al destinatario Aisha Shahin, non immaginando assolutamente quali potranno essere le conseguenze di quel gesto. 14 dicembre 2009. Sofie Leander, stesa sul lettino accanto al macchinario per l’ecografia, sa che questa sarà l’ultima possibilità di coronare il suo sogno di maternità. Il medico le dice di mettersi di spalle e lei assorta nei suoi pensieri non si accorge quasi della puntura lombare che il medico le ha praticato. Quando la realtà le si appalesa, di vigile ha solo la coscienza. Il corpo è totalmente immobilizzato e non può più opporsi a nulla. Viene trasferita con un ambulanza in un altro edificio e riposta in una stanza accanto ad un tavolo plastificato con diverse cinghie e un buco di pochi centimetri che si apre nel mezzo. Solo allora Sofie si rende conto di quello che le sta per accadere. L’ispettore dell’Anticrimine di Stoccolma Fabian Risk sa che ha solo quella mezza giornata libera per cercare di recuperare un po’ di terreno e tempo perduto con la sua bambina. Sono ad una riunione di classe di Matilda e Fabian sa che la bambina è perfettamente conscia della difficile situazione che stanno vivendo lui e sua mamma. Ma quando il telefono comincia a squillare capisce che anche quell’ennesima occasione andrà perduta. Il suo capo Herman Edelman lo sta infatti convocando d’urgenza per una riunione dalla SPO, i servizi segreti svedesi. Infatti Carl-Eric Grimas, Ministro della Giustizia, dopo aver lasciato una riunione in Parlamento sembra essere svanito nel nulla. Intanto a Copenaghen dove si trova la sua collega Malin Rehnberg viene trovato nelle stesse ore il cadavere sventrato della moglie di un famoso anchorman che sembra nulla aver a che fare con tutto ciò che sta succedendo in Svezia. Sembra...

Stefan Ahnhem, classe '66 di Stoccolma, sceneggiatore e scrittore, è l'ennesima penna figlia dell’ormai famigerata e glaciale – neanche a dirlo – scuola scandinava che da anni “rallegra” editori e produttori di fiction di tutto il globo. Alla sua seconda opera della serie con protagonista l’ispettore Risk, Ahnhem c’è da dire però che colpisce nel segno. Una partenza scoppiettante, in cui l’autore getta subito in pasto al lettore tutti gli ingredienti e i personaggi del suo plot in piccole dosi tali da lasciar inevitabilmente la voglia di gustare la succulenta pietanza fino all’ultimo boccone. Omicidi efferati e sparizioni incomprensibili che apparentemente non hanno nulla – neanche il luogo fisico – in comune, si riveleranno man mano invece in tutta la loro agghiacciante e sul finale magari fin troppo pirotecnica potenza narrativa. Risk questa volta è alle prese con un omicidio che scotta, quello del Ministro della Giustizia, e l’indagine ‒ oltretutto da dover compiere in totale segretezza come si può intuire ‒ non sarà affatto facile visto il grado e la pericolosità dei poteri coinvolti. In più il povero Fabian ha la sua bella guerra personale da combattere tra le mura domestiche. Un ex affascinante collega da tenere a bada che rischia di far vacillare una relazione coniugale già sull’orlo di una crisi di nervi con relativi sensi di colpa da dover addomesticare verso i suoi due adorati figli. L’indagine peraltro si intreccia col brutale omicidio in Danimarca della moglie di un famoso presentatore tv, a prima vista unico sospettato di quello che sembra il classico delitto d’onore, indagine affidata all’investigatrice Dunja in cui si trova coinvolta anche Malin Rehnberg, collega di Fabian, in quel momento incinta di due gemelli e in Danimarca per un seminario. Ahnem calibra alla perfezione le numerose vicende che s’intersecano e sopratutto tiene bene il filo dei vari protagonisti, concedendo soltanto pochissime e ben dosate soste.



 

 

 

 
 
 
 

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