L’angelo nero

L’angelo nero

Gunnarstranda, ispettore della polizia di Oslo, si trova in Grønland Torg. Ai suoi piedi c’è il cadavere di Ivar Killi, poliziotto anche lui. L’anatomopatologo constata la causa del decesso: ferita da arma da fuoco. L’orologio della vittima segna le 3:07, piuttosto tardi, tanto che Gunnarstranda si chiede se al momento della morte l’uomo fosse o meno in servizio. A rispondergli per le rime arriva un altro collega, Emil Ytterjgerde, che non sembra volerlo aiutare affatto. Gunnarstranda allora si dirige dalla persona che ha chiamato la polizia: è una cameriera dell’Asylet, locale solitamente frequentato dagli agenti. Da lei viene a conoscenza dei fatti della sera prima: c’è stata una rissa, ma lei dello sparo non sa dire nulla. Due ore dopo Gunnarstranda ragguaglia i colleghi alla centrale di polizia: sono scossi dalla notizia ed arrabbiati per il fatto che a capo delle indagini ci sia proprio lui. Più di un mese prima, infatti, Gunnarstranda aveva fatto scattare un’indagine interna in seguito al comportamento poco professionale di Killi durante un inseguimento: per tutta risposta l’indagato si era messo per quattro settimane in malattia, mentre tutto il reparto aveva cominciato ad odiare Gunnarstranda. E come se non bastasse, il suo collega di lunga data, Frank Frølich, è stato trasferito nella Sezione persone scomparse, ed ora si è messo in cerca di un avvocato che ha fatto perdere le sue tracce...

Stile realistico, semplice, preciso e spogliato delle parole superflue, personaggi, perlopiù poliziotti, anni luce lontani da un Bene manicheo e con ombre nel loro passato. Queste, riassunte in maniera spicciola, le caratteristiche principali e più comuni del noir scandinavo, genere di cui i coniugi Maj Sjöwall e Per Wahlöö, con la loro serie su Martin Beck e Peter Høeg con il suo Il senso di Smilla per la neve sono pionieri, ma che è stato resto famoso dalla trilogia Millennium di Stieg Larsson e dai romanzi di Henning Mankell, di Liza Marklund e Jo Nesbø. Kjell Ola Dahl ‒ che con il romanziere inglese Roald ha in comune solo il cognome ‒ si inserisce perfettamente in questo sottogenere: i suoi due personaggi più riusciti sono i detective Gunnarstranda e Frølich, protagonisti di ben otto romanzi. In L’angelo nero, in norvegese Svart Engel, sesto di questa fortunata serie, Dahl focalizza l’attenzione sui rapporti all’interno della polizia, tra ambizioni, colpi bassi, ingiustizie ed insabbiamenti. In questo contesto, anche crimine e criminali sono in secondo piano, sfondo di un ambiente marcio da cui nemmeno Gunnarstranda e Frølich possono sottrarsi. Unica figura pulita di questo romanzo è Dahl, impeccabile, autore di un altro noir di alto livello, una tra le migliori penne norvegesi.



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