L’angelo rosso

L’angelo rosso

Nedim ha fissato un incontro a Berlino con un uomo misterioso che deve consegnargli un preziosissimo dossier relativo alla vita da esule del più grande poeta turco, un uomo che ha dedicato la propria vita ad un solo, grande ideale: servire la Rivoluzione anche a costo di rinunciare alla propria patria quando questa ha rinunciato al Comunismo, un uomo che ha ‒ apparentemente ‒ deciso di ignorare le storture dell’Ideale realizzato e che ha in comune col proprio biografo una fede incrollabile nella capacità della Storia di sanare i torti anche a costo di forti sofferenze personali L’appuntamento mancato più volte per una serie di equivoci toponomastici, le attese nel bar sbagliato, nel quartiere sbagliato, sono il gradito pretesto di cui Nedim ha bisogno per rivisitare Berlino, la sua storia recente e meno recente, il ruolo della DDR nella vita del poeta simbolo della letteratura turca. Il suo vagabondare ripercorre anche la propria storia di giovane idealista e di studioso nel corso degli anni più intensi della guerra fredda, e in quelli della faticosa riunificazione delle due Germanie. Ha sempre amato molto Berlino, la città che ha fatto da scenario al suo amore giovanile travagliato, disturbato, ossessivo per l’intensa, volitiva ballerina Ipek, la città che ha ripreso a frequentare negli anni in cui è diventato un accreditato biografo di Hikmet…

Tutti i personaggi le cui vite si sfiorano solo grazie alla trama costruita da Nedim Gürsel sono accomunati dalla passione profonda per Berlino, l’ex agente della Stasi che ha dedicato la vita a batterne le strade seguendo come un’ombra il grande poeta la cui lealtà era messa in dubbio dalla paranoia di Stato, la tortuosa Ipek che tesserà più o meno consapevolmente i fili che legheranno i due uomini che più ha amato e che hanno in comune, oltre lei, l’ammirazione per Hikmet. È una storia complessa quella costruita dallo studioso, ricercatore al CNRS francese e collaudato biografo di Hikmet. Una trama ricca come una torta troppo farcita e con più strati di quanti il talento del pasticciere potesse permettersi, che interpola la severa, asciutta documentazione consegnata dall’Angelo Rosso all’unica condizione che sia riportata integralmente nel libro, a timide escursioni nel romanzesco, a divagazioni intimistiche e reminiscenze proustiane evocate nell’autore da aromi ed effluvi alcolici, a cronache degli eventi rivoluzionari del Novecento rivissute attraverso gli occhi di Hikmet, a partire dai suoi anni russi e dal suo rapporto con Lenin e Stalin, ed è punteggiata come piccole decorazioni floreali, dalle stupende liriche del grande poeta che si apprezzano nonostante piovano sul tutto in maniera disordinata, casuale.



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