L’anima nera di Nostro Signore

L’anima nera di Nostro Signore
Città del Vaticano, giovedì 28 settembre 1978. Sono le otto del mattino quando il portavoce ufficiale della Santa Sede diffonde la notizia: Albino Luciani è stato trovato senza vita. Papa Giovanni Paolo I è morto dopo solo trentatré giorni di pontificato. Napoli, giovedì 14 settembre 1978. Carcere di Poggioreale. Manuel Prado, ispettore di polizia, già da un anno sta scontando una condanna all’ergastolo per omicidio. Ha ucciso Pigafetta, un collezionista di reliquie. O almeno è quello che dice la sentenza, perché lui di quella notte ricorda ben poco. Ora Manuel ha ricevuto una visita: davanti a lui c’è una bella ragazza, Elena Marie Cacciarini. Un avvocato. È stata assoldata dal cardinale Francesco Maffei per offrirgli la libertà. In cambio, Prado dovrà aiutare il cardinale a ritrovare una reliquia che era in possesso di Pigafetta: la testa decapitata di Giovanni Battista, colui al quale Dio concesse il dono della ‘parola’, del verbo, affinché la diffondesse prima di Gesù Cristo per aprirgli la strada. Giovanni venne però ucciso prima della nascita del Messia e la sua testa venne portata da Giovanni l’Evangelista nell’isola greca di Patmos, luogo alla volta del quale nel 1776, da Venezia, salpa la galea Erodiade, comandata dal capitano Alandro Torres, con a bordo il gesuita padre Baelamonti. La testa ha infatti una peculiarità: permette di parlare direttamente con Dio. Per questo motivo, il cardinale Maffei vuole trovare la reliquia e per farlo ha bisogno di Manuel Prado, l’ultimo ad averla vista. Ma c’è qualcun altro che sta cercando la testa del Battista: Giovanni Paolo I…
È davvero difficile limitare nei confini di un genere un romanzo che si compone di tante tessere per formare un mosaico perfetto. L’anima nera di Nostro Signore, ultimo romanzo di Ugo Ciaccio, è prima di tutto un thriller metafisico-paranormale che ha come filo conduttore il tema biblico, se vogliamo sempre affascinante e al limite attuale, della parola, del verbo. Quella facoltà che un Dio veterotestamentario avrebbe negato all’uomo fino alla nascita di Giovanni Battista, il primo vero messaggero di Dio. Ad  un secondo livello d’analisi il romanzo assume le tinte oscure del noir quando segue da vicino, proiettate verso la fine degli anni Settanta, le vicende dell’ispettore Manuel Prado, personaggio che dal chiaroscuro di un’accusa infamante e dal grigiore delle mura di Poggioreale, cerca in tutti i modi di raddrizzare il proprio destino, cercando con forza, e trovando, un’inaspettata redenzione. E poi ci sono le pagine del viaggio ambientato nel 1776: le migliori in assoluto perché degne dei migliori romanzi d’avventura e di pirati, con incursioni frequenti nel paranormale. Quindi se è davvero difficile dare una definizione ad un’opera narrativa che si compone di elementi così eterogenei, accontentiamoci di affermare che L’anima nera di Nostro Signore è semplicemente un ottimo romanzo. 

 

 

 

 
 
 
 
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