L’animale che è in noi

L’animale che è in noi

I tassi percorrono migliaia di chilometri di notte, rapidi sulle loro zampe robuste, alla caccia di radici e insetti. Più di tre quarti di ciò di cui si nutrono sono lombrichi e Charles ne conosce bene il sapore, ha imparato ad apprezzarne le differenze in base al luogo di rinvenimento: quelli di Chablis hanno un retrogusto minerale; più di stantio sanno invece quelli della Piccardia, con sfumature di legno e decomposizione. Più freschi sono invece quelli dell’alto Weald nel Kent. Ma anche le bacche di sambuco sono tra i cibi preferiti dei tassi, che spesso trovano dimora scavando cunicoli in prossimità dell’acqua solo per la presenza del sambuco, dal momento che difficilmente si abbeverano al fiume. Con il figlio Tom e l’aiuto dello scavatore dell’amico Burt, Charles costruisce una tana più simile possibile a quella dei tassi, coperta di terra e felci, dove trascorrere il giorno in attesa della notte per la caccia; dove percepire con i sensi come dev’essere il mondo per un tasso, senza ergersi sulle zampe posteriori e scrutare a distanza dalla vertiginosa altezza di un metro e ottanta…

Charles Foster è un medico veterinario, un avvocato, un viaggiatore e naturalmente uno scrittore. La sua intenzione immergendosi nel nature writing è quella di sfuggire alle trappole insidiose dell’antropocentrismo e dell’antropomorfismo e per questo prova a raccontare la vita di alcuni animali dopo aver vissuto per settimane o mesi seguendone abitudini e spostamenti: dai tassi delle montagne alle volpi nella periferia di Londra, dalle lontre dell’Exmoore ai rondoni di Oxford e, naturalmente, gli amati cervi della Scozia e della West Country. Foster ha la rara capacità di saper narrare con competenza e grande ironia. Ci trascina con entusiasmo in mezzo alla terra bagnata, per ore in attesa sotto le felci schiacciate, a bere nel fiume osservando le sanguisughe avvicinarsi, con la profonda consapevolezza che la distanza che separa la nostra dalle altre specie è un battito di ciglia nella storia evolutiva. Non ci risparmia neanche la scomoda verità del suo passato da cacciatore a cui ritorna, nonostante abbia sostituito, come ci rivela, il fucile con il tofu, per farci notare come i cacciatori del passato conoscevano meglio gli animali che loro stessi, a differenza di molti moderni accademici che si illuminano in volto solo quando sentono paragonare gli animali ad hardware e software, senza parlare di emozioni. Eppure i tassi sognano, muovendo le zampe e uggiolando: strano scherzo evolutivo, se fosse vero che non hanno coscienza di sé…



 

 

 

 
 
 
 

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