L’animale morente

L’animale morente
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Tutti quanti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati: per il professor Kepesh questo qualcosa è la bellezza femminile. Tante le ragazze che lo hanno ascoltato incantate durante i suoi corsi di Practical Criticism, tante anche quelle che, dopo la consueta festa di fine corso organizzata annualmente dall’astuto insegnante nel suo appartamento, hanno ceduto alle sue lusinghe. Incontri sessuali da cui difficilmente nascono relazioni durature, o comunque nascono relazioni quasi mai basate sul sentimento quanto piuttosto sul tormentoso desiderio sessuale del professore, che Kepesh riesce spesso a saziare grazie all’indiscutibile fascino intellettuale che esercita sulle giovani allieve. Ma la regolarità della vita libertina di Kepesh è destinata a incrinarsi per colpa di Consuela Castillo, una prosperosa ventiquattrenne cubana dotata di un fascino particolare. Consuela viene da una famiglia facoltosa, emigrata negli Stati Uniti dopo la rivoluzione. La sua educazione rigida e religiosa e la prorompente femminilità del suo corpo costituiscono un binomio irresistibile per Kepesh, che per la prima volta avverte una passione strana, più forte, a tratti dolorosa: un legame insopprimibile lo lega a Consuela, rendendolo geloso di ogni altro sguardo maschile, anche di chi ha avuto modo di entrare in contatto con lei tempo addietro. Sarà una storia patologicamente intensa, in cui passione, vita, morte si intrecceranno in un unico atroce vortice...

Con L’animale morente Philip Roth, tra le migliori penne regalateci dagli Usa negli ultimi anni, raggiunge una delle vette più alte del suo magistrale percorso letterario. Le parole e le frasi attraverso le quali si dipanano le confessioni del professor Kepesh permettono a chi legge di entrare in contatto quasi fisico con le cose raccontate: mai come ora, infatti, Roth usa una scrittura così fortemente evocativa, sensoriale, intensissima. La fisicità di Consuela trapela dalle pagine così come la passione alonata di morte con la quale si trova a convivere dolorosamente Kepesh. Il tutto intervallato da interventi di personaggi secondari altrettanto affascinanti, che il lungo monologo del professore riporta qua e là, nel discorso volutamente confuso di chi è accecato dal sentimento e dal dolore: Carolyne, ex allieva ritrovata anni dopo nelle vesti di donna in carriera delusa dal genere maschile, con una quindicina di chili in più ma ancora abbastanza fascino da saziare almeno per un po’ il professore, l’oftalmologa frustrata Elena, capace di operare dopo notti insonni ma fragile fino al midollo per colpa di un desiderio di maternità mai appagato, e Kepesh figlio, scopertosi adultero a quarant’anni e per questo mai come prima bisognoso di un confronto frequente con il padre, sessuomane e fedifrago come lui. E sullo sfondo, onnipresente, la storia cruda e forte di Consuela, che emoziona, tocca dei nervi scoperti, fa vibrare corde interiori come solamente i grandi romanzi riescono a fare.



 

 

 

 
 
 
 

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