L’annata memorabile del Beaujolais

L’annata memorabile del Beaujolais
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Che scandali nei primi anni Venti nel Beaujolais. Il più grosso proprietario di vigne della zona e primo cittadino di Clochemerle, Bartolomeo Piéchut, va su e giù un poco curvo per la piazza. Pure Ernesto Tafardel compare nella piazza grande del piccolo paese del Beaujolais e, sempre accompagnandosi al signor sindaco, raccoglie in pieno le parole di Piéchut. Circa alle cinque del pomeriggio, il dialogo fittissimo vede mutare radicalmente l’atteggiamento del solerte segretario del comune. “(…) suo confidente in qualche occasione e fino a un certo punto”, maestro elementare, oscilla al progetto prospettato da quel furbacchione di un politico e, aprendo lo sguardo all’intero borgo, sollecita l’ingegno a fare altrettanto. In un paese di vignaioli Piéchut vuol certo mettere in evidenza “la superiorità di un’amministrazione municipale progressista” e, profittatore di grandi occasioni e manipolatore di opinioni, si riserva di far costruire un orinatoio. Ebbene sì! Rispettoso delle regole d’igiene e di buon costume, è un disegno per davvero repubblicano. “Lasciamo dunque i due uomini andarsene pian piano verso il punto in cui sarà costruito il vespasiano, il quale forse è destinato più a sconcertare la signora baronessa Alfonsina di Courtebiche e il curato Ponosse e il notaio Girodot e tutte le altre anime nere della reazione, che a procurar sollievo alla popolazione maschile di Clochemerle”…

Clochemerle-en-Beaujolais è teatro di passioni e d’istinto, o, se si preferisce, di “cose da pazzi”. L’idea nasce dal ripetersi di fatterelli, di pettegolezzi, di minacce, di dispute, di complotti che, appunto perché tali, risultano poi clamorosi e boriosi, indecorosi e indegni di un grazioso paesello della Francia. “Un gran progetto” ‒ l’orinatoio ‒ è il primo, grande, vivace tema della saga di Clochemerle e denota l’umorismo di Gabriel Chevallier (1895-1969) che con succosità compone le più colorite offese alla decenza. È un bestseller che già dal primo volume (datato 1934), a cui seguirà Clochemerle Babylon (1951) e dopo ancora Clochemerle-les-Bains (1963), coglie e afferra le più piccole abitudini del vivere comune in una comica inquieta espressione dei “peccatori di provincia” (titolo con cui venne pubblicato da Longanesi nel 1949). Che gli scandali – tutti sfumati con buon vino Beaujolais e tutti di fantasia – giungano finanche a porre problemi di opinione, risulta collettivamente evidente, mentre a “destra” e a “sinistra” si animano grottesche e incontenibili fazioni di caratteri. Così, se Chevallier è un abile ‘fotografo’ per il beffardo lavoro di istantanee dei clochemerlini di su e “d’in giù” (superba, per esempio, la “signorina di nome Giustina Putet, inacidita nel pulzellaggio”), è però un fine autore del tempo per la percezione acuta e innegabilmente sincera di esigenze religiose e tensioni morali; ne conseguono “cause piccole, conseguenze gravi”; e, senza perder ritmo, alla fine la “maledetta annata femmina” trascende eccome l’ironia. Una trama generante immagini è la chiave di tanto successo: il regista Pierre Chenal ha perciò buone ragioni quando convenientemente ne trae un film (1948). Una trama di avventure, di spirito, veramente spettacolare, pure sceneggiata dalla BBC (1972).



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