L’anno breve

L’anno breve

Ida Ragone è una giovane insegnante precaria che, per evitare di essere mandata a insegnare lontanissimo da casa, decide di accettare il posto di docente di Lettere in scuola ospedaliera. Insegnerà a ragazzi e ragazze dai quattordici ai diciannove anni, adolescenti malati, diversi ma in fondo esattamente uguali ai compagni che hanno lasciato. Tuttavia Ida dovrà usare un approccio pedagogico totalmente nuovo. La coordinatrice della scuola, pratica e fredda, non manca mai di ricordarle le strette regole a cui attenersi. “Camice bianco e soprascarpe blu, obbligatori. Camice verde sopra il camice bianco, consigliato. Mascherina alla bocca se si è raffreddati o se i ragazzi hanno i valori bassi. Se si ha un herpes, la lezione è annullata. In ogni caso gli insegnanti saranno sempre mediamente infetti per gli studenti, in cambio però potranno introdurre Dante e le equazioni di secondo grado”. Ma soprattutto, mai gli insegnanti dovranno improvvisarsi psicologi o parlare delle malattie dei ragazzi o fare commenti sul loro aspetto. Il compito dei professori è solo quello di fare lezione, tenendo sempre bene a mente però che, per quegli allievi ospedalizzati, “l’arroganza può essere un sintomo bipolare e la timidezza si chiama depressione”. Ida Ragone inizia così il suo anno di scuola, costellato di frustrazioni, dolore, ma anche di entusiasmi inaspettati; un anno breve a contatto con adolescenti che soffrono di anoressia, leucemia, schizofrenia ma che, nel loro rimanere ostinatamente adolescenti, riportano Ida a ricordare la sua stessa, dolorosa, giovinezza...

Caterina Venturini, partendo dalla sua personale esperienza didattica, ha scritto un romanzo abissale, capace di risucchiarti in una realtà da cui – quando ormai è troppo tardi – ti accorgi che vorresti fuggire ma, allo stesso tempo, pagina dopo pagina, pensi che se Ida ce l’ha fatta puoi farcela anche tu. È fatale che l’adolescenza ‒ anche quella ‘sana’, lontana dalle corsie degli ospedali ‒ porti con sé una febbre, un dolore, un’inadeguatezza che abbiamo sperimentato tutti. Ed è inevitabile leggendo queste pagine che al lettore capiti di ripensare ai giorni languidi e disperati della sua adolescenza. Succede anche a Ida, che – imponendo una repentina svolta narrativa al romanzo – ci racconta della sua amicizia con Elis: un rapporto totale e definitivo, in cui la volontà di emulazione finisce con l’innestare delusioni dirompenti e tragiche come solo le amicizie a quell’età possono esserlo. Ma L’anno breve è fatto di materia viva e nelle sue pagine il passato si fonde col presente. Ecco dunque Ida alle prese con il suo compagno Mario che, rinunciando ai comuni ideali, decide di lavorare come addetto stampa per un politico dagli intenti ambigui. Questa specie di tradimento avrà conseguenze nella vita sentimentale di Ida, oppure un corpo da abbracciare dentro al letto è comunque un fortilizio che ci impedisce di precipitare nell’abisso? Caterina Venturini sembra non curarsi troppo né degli epiloghi né della struttura del suo racconto. La prima persona, ad esempio, finirà lentamente col prendere il posto della terza persona iniziale, in una sorta di voluto disvelamento il cui riuscitissimo risultato è quello di aver saputo costruire un personaggio vero, intenso e indimenticabile.



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