L’anno dell’oracolo

L’anno dell’oracolo
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“Può accadere qualsiasi cosa. Nei prossimi cinque secondi, nei prossimi cinque anni. Qualsiasi cosa”. Will Dando ha non ancora capito bene se sia finito in un sogno o in un incubo. Quello che sa invece con certezza è che la partita di football che sta guardando insieme agli altri clienti nel bar – piuttosto distrattamente, in verità, perché a lui dello sport non importa granché – finirà esattamente come ha appena detto alla tipa sulle sue che gli siede accanto, nonostante manchino pochi minuti alla fine e il risultato sembri essere inesorabilmente diverso. Will – trentenne musicista squattrinato in cerca della grande occasione nei locali di New York – non sa perché accada né perché sia successo proprio a lui, ma i fatti sono questi. Una mattina si è svegliato e nella mente aveva “marchiate a fuoco” 108 profezie, alcune banalissime, altre apparentemente incomprensibili, altre terribili. Il ragazzo non ha dato peso a quello strano sogno fino a che qualcuna di quelle cose è successa davvero. Così si è consultato col suo amico Hamza, ex dirigente di un fondo speculativo ed esperto in finanza e informatica, e hanno creato il Sito, dove ogni tanto pubblicano un paio di quelle strane profezie. Magari può venirne qualche guadagno, hanno pensato. Ed è successo veramente. La prima profezia che riguardava un parto plurigemellare (sei maschi e otto femmine) al Northside General Hospital di Houston, si è puntualmente avverata; in breve il Sito è diventato virale, ovunque si parla dell’Oracolo, come ormai lo chiamano tutti. Adesso le profezie pubblicate sono diventate venti, ciascuna corredata dalla data precisa in cui deve avverarsi e non c’è politico che non includa l’Oracolo nei suoi discorsi o organizzazione religiosa che non lo biasimi. Ma è successo anche quello che Will e Hanza speravano: lobby e multinazionali li hanno contattati attraverso la email del blindatissimo Sito, creato da esperti professionisti reclutati nel Deep Web, perché interessati ad acquistare a cifre spropositate e in esclusiva alcune profezie, ed è così che sul loro conto segreto appositamente aperto hanno cominciato ad aggiungersi zeri su zeri. Ma, appunto, ci sono anche altri interessati all’Oracolo e alle sue profezie, e le loro intenzioni non sono certamente rassicuranti. Contro l’Oracolo, dietro il quale è sicuro ci sia il diavolo in persona, si scaglia il reverendo Hosiah Branson durante i suoi incontri spettacolari e pieni di pathos con i numerosi fedeli che lo osannano – e lo colmano di generose offerte – urlando dall’altare che “L’Oracolo è un veleno. Un essere mostruoso che diffonde menzogne attraverso il Sito”. Fino al giorno in cui viene pubblicata una strana profezia che parla di carne condita con pepe e che lo riguarda personalmente. Questo è davvero troppo, è una sfida che il reverendo non può perdere, per molti motivi. Eppure c’è qualcosa di assai peggio delle minacce di un esaltato religioso e che Will non si aspetta, stordito da tutti i soldi che stanno guadagnando e dal senso incomprensibile di quanto gli sta accadendo, “È difficile credere che tutto questo durerà. È troppo grande. Continuo ad aspettarmi qualcosa che riequilibri le cose, che mandi tutto a puttane”. Scherzando con il suo socio, anzi, ha persino detto: “L’FBI? Andiamo, Hamza. Non siamo mica criminali”. Non sa ancora che proprio in quel momento Jim Franklin, direttore del Federal Bureau of Investigation, sta suggerendo ad Anthony Leuchten – capo di gabinetto della Casa Bianca, furioso perché né l’FBI e neppure gli esperti del lì presente generale Halvorsson dell’Esercito degli Stati Uniti sono riusciti a fare un minimo passo avanti per entrare nel Sito – di utilizzare una soluzione estrema e anche pericolosa: far ricorso al Coach. Chi è questo misterioso risolutore? Riuscirà davvero a capire chi è l’Oracolo? Da dove arrivano veramente queste profezie? E cosa succederà a Will quando capirà di essere finito in una storia assai più grande di lui che minaccia di sfuggirgli di mano e fargli molto male?

Charles Soule è un noto autore di fumetti, vanta tra i suoi lavori Daredevil e Wolverine, e ha lavorato per Marvel Comics e DC Comics quando è tornato in America, dove è nato e vive oggi, dopo aver vissuto fin da ragazzo a Hong Kong, Manila e Singapore. Ex avvocato e musicista, nel 2018 ha esordito con questo romanzo che ha riscosso un grande successo in patria e, a quanto pare, adesso anche all’estero e in Italia. Scrivere una storia adrenalinica capace di catturare l’attenzione del lettore fino a trascinarlo ad un finale che, tutto sommato, non delude è – diciamolo chiaramente – un’impresa non facile, nonostante (o forse proprio per questo) l’abbondante offerta nel genere. Questo thriller un po’ fantasy, un po’ spy story, un po’ “fracassone americano” che mescola qualche elemento soprannatural-complottistico a qualche nota politico-sociale sotto l’egida della conoscenza come strumento di potere potenzialmente pericoloso, è un romanzo abbastanza godibile. Una caccia all’uomo dal ritmo sostenuto che regge, quindi, fino ad un finale che non dispiace, come è lecito temere spesso in questi casi, dialoghi vivaci, personaggi bizzarri e colpi di scena incalzanti in una storia nella quale alcuni hanno voluto vedere incongruenze seguendo logiche abbastanza fuori luogo, come se l’elemento fantasy non avesse un suo peso; non è infatti incongruenza la sensazione che ad un certo punto il Sito sembri avere vita propria o che domande legate all’origine delle profezie non trovino una vera risposta. Insomma, ad un romanzo di puro intrattenimento, divertente, pieno di azione, leggero, con incursioni in uno dei misteri più oscuramente e pericolosamente intriganti quale è il Deep Web, cosa è lecito chiedere di più? Non sorprende che L’anno dell’oracolo stia per diventare una serie tv, perché la scrittura di Soule risulta davvero “visiva” e coerente con quella di un autore di fumetti. Assolutamente consigliato se cercate un romanzo da divorare in un piovoso fine settimana di fine primavera per rilassarvi un po’ o se già state mettendo da parte letture d’evasione da leggere pigramente sotto l’ombrellone. Eppure, a fine lettura, ci resta una domanda un po’ più “seria”: c’è davvero sempre un margine di scelta nella vita? Anche quando sembra esserci una volontà – di qualsivoglia natura – a dominare le nostre esistenze?



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