L’annusatrice di libri

L’annusatrice di libri
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Torino, 1957. “Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo”. Una risata corale fa da sfondo alla frase appena pronunciata dal reverendo Kelley; un’ilarità fuori luogo secondo il severo insegnante, a cornice di una situazione alquanto incresciosa che vede protagonista la sventurata Adelina (la somara in questione), che se ne sta in piedi vicino alla cattedra con le sue treccine bionde e il suo evidente imbarazzo. Per fortuna l’arcigno reverendo, indagando sul motivo dell’azzardata risata delle sue allieve, interroga Luisella Vergnano, figlia di un notaio di piazza Solferino, che con ostentata sicurezza, risponde che la sua sghignazzata nasce dalla frase appena pronunciata dall’insegnante, liberamente tratta dall’incipit di Anna Karenina. Il reverendo Kelley – visibilmente compiaciuto per la preparazione di una delle sue allieve preferite – s’inorgoglisce ulteriormente quando Luisella specifica che il rispettabile insegnante ha appena fatto una parodia della frase contenuta nel celebre romanzo che esattamente recita così: “Le famiglie felici sono tutte uguali, mentre le famiglie infelici lo sono ognuna a modo suo”. Il suo genio (o almeno come tale lo vede il reverendo) fa guadagnare alla ragazza un bel dieci e lode e l’impegno ad aiutare Adelina a prepararsi meglio, onde evitare di essere costretto, afferma l’insegnante, ad assegnare un cattivo voto ad entrambe, qualora la preparazione della ragazzina non fosse stata sufficiente… Amalia si guarda allo specchio: quella gonna rattoppata non è affatto male. Certo, potrebbe permettersene una nuova, ma lei di pezze ne sa qualcosa. Ricorda ancora la donna, i periodi di magra, quelli in cui vestiva di stracci. La salvezza l’ha trovata in un matrimonio vantaggioso e adesso desidera tenere stretto quel danaro. Ricorda Amalia quando è stata additata come sedotta e abbandonata, quando travolta dalla vergogna, ha dovuto lasciare la sua famiglia e trasferirsi in fretta e furia a Torino per lavorare come apprendista modista…

Un libro che parla di libri, l’ultimo romanzo di Desy Icardi, che narra di quelle emozioni uniche e inconfondibili che solo la lettura riesce a dare. Quella di Adelina, la protagonista, non è una comprensione qualsiasi, non è un leggere fatto solo di sapere e voglia di cultura, ma è un appropriarsi delle più vive sensazioni che un libro contiene, perché la giovane legge con il cuore e soprattutto con il naso. Adelina sente il profumo dei libri, di quelle che sono le vicende contenute in ogni testo, proprio come quella santa Bibliana da Spoleto vissuta nel 1200, sulla cui esistenza e veridicità il reverendo Kelley e il notaio Vergnano si stanno appunto interrogando. Ed è proprio il sacerdote ad essere in possesso di un vecchio e alquanto misterioso manoscritto, composto con il sistema di Cardano (metodo di cifrario a griglia), la cui prima parte si è resa facilmente leggibile per l’uomo, esperto di crittografia, ma la seconda presenta aspre difficoltà. Il documento menzionato nel libro, che diventa nel corso della narrazione elemento importante, è il manoscritto di Voynich, conservato presso l’Università di Yale. Si tratta di un codice illustrato del XIV secolo, definito il libro più misterioso dell’umanità, in quanto nessuno ad oggi è stato in grado di decifrarlo. Altra protagonista indiscussa del romanzo è l’arricchita zia Amalia, con cui Adelina vive, che nonostante i denari accumulati, si ostina a risparmiare e a tirare la cinghia. Ed ecco che la storia di Amalia ci porta indietro nel tempo, negli anni ’30, quando una ragazza viene definita “fidanzata” solo per aver ricevuto un passaggio e ripudiata perché lasciata da quello stesso fidanzato, che tale in realtà non è mai stato. Una donna dalla scorza dura Amalia, che ha conosciuto la Torino degli anni ’30, tra mille difficoltà e privazioni, con il rischio di intraprendere strade infami e pericolose. Un romanzo che incanta L’annusatrice di libri, che con i suoi numerosi riferimenti a quegli scritti che da sempre accompagnano la nostra vita, accarezza l’anima del lettore. È leggera, scorrevole e ammaliante la scrittura della Icardi ed è decisamente brava l’autrice nel non banalizzare l’idea alquanto singolare racchiusa nell’intuizione di Adelina. Si mostra audace la scrittrice nell’estrapolare i profumi da ogni libro menzionato, trasformandoli in sensazioni e storia, senza mai discorrere sull’ormai abusato profumo della carta. Ogni singolo personaggio è ben disegnato e ha in qualche modo a che fare con i libri. Accurate le descrizioni della Torino di entrambe le epoche citate: colpisce la capacità della scrittrice di trasformare una qualsiasi cosa apparentemente tetra o insignificante, in un elemento di vita e suggestione, proprio come accade per la famosa stanza delle punizioni, che il modo di leggere di Adelina trasforma in un luogo incantato. Ne L’annusatrice di libri emerge prepotentemente la parte teatrale della Icardi – l’autrice dal 2006 calca i palchi di cabaret con lo pseudonimo di la Desy – che si manifesta nei sogni, nei sorrisi e nelle emozioni condite con un giusto pizzico di suspense, che il libro regala.



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