L’apparire del bello

L’apparire del bello
Si sa: la bellezza genera stupore, fornisce alla ragione particolari per elaborare concetti e rafforza la scelta per l’arte. Dal cinema alla pittura, dalla filosofia al dibattito culturale in genere, la società  contemporanea sembra aver riscoperto la categoria della bellezza. Parimenti, con sempre maggiore frequenza, si assiste a una superficiale assimilazione di questa ai canoni estetici, generando di fatto  un’identificazione errata del concetto. Un’accurata rilettura dei grandi pensatori del periodo antico greco e latino rende evidente infatti che la nozione del bello appare fin dal suo primo manifestarsi un concetto d’insuperabile ambivalenza. Un percorso accidentato e complesso, che lungo il corso dei secoli è giunto fino a noi in forme diverse e contraddittorie. Se per Saffo la bellezza esprime un senso di compiutezza, in Omero assume consistenza solo se posta in relazione con il coraggio. Se per Aristotele la bellezza è tale solo se suscita emozioni, in Platone rappresenta il limite invalicabile di un’ulteriorità che non si esaurisce con il livello empirico…
Uno sguardo alle sezioni in cui è diviso il libro rivela l’originalità dell’approccio al tema proposto. Non solo un’analisi concettuale che dall’antichità classica muove fino al pensiero contemporaneo. Ma anche la necessità di aprire una riflessione franca e approfondita circa le difficoltà connesse al tentativo di definirne i contorni certi. Per Umberto Curi – professore emerito di storia della Filosofia presso l’Università di Padova e docente preso la facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano - fissare il mistero del bello vuol dire innanzitutto rivisitare la genesi storico concettuale di una nozione ben più ampia e variegata rispetto al suo uso comune. Ciò che emerge dalla sua attenta ricognizione è che il bello non coincide mai con ciò che piace soggettivamente, né si identifica con alcuni requisiti oggettivi. Insomma rimanda a un concetto in cui l’armonia delle forme non cancella opposizioni e contrasti; anzi di essi si alimenta al punto che senza le divergenze neppure potrebbe sussistere. Troppo impegnativo per i tempi nostri?

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