L’apprendista di Michelangelo

L’apprendista di Michelangelo

Jacopo è un fanciullo di Pistoia bravissimo con la matita sanguigna, tanto bravo quanto contrario a occuparsi degli affari di famiglia e delle pecore del padre, o meglio della lana e dei suoi derivati. Infastidito pure dagli odori, non fa misteri che nella sua vita vuole disegnare e se pur riesce a convincere la madre a intercedere per lui presso il padre, la donna non ottiene alcun risultato positivo, tanto che Jacopo, una notte del 1534, decide di lasciare di nascosto gli agi assicurati dalla ricchezza del padre, abbandonare casa e la sua famiglia e scappare a Roma, dove spera di avere fortuna come artista. Dopo un lungo percorso tortuoso e non privo di difficoltà, Jacopo riesce ad arrivare nella città eterna, dove si mette a disegnare negli angoli dove intravede gli scorci più suggestivi, finché arriva in piazza San Pietro, dove tutto è in costruzione, dove ci sono talmente tanti operai da poterla paragonare a un formicaio. Jacopo si siede all’ombra di un muraglione per immortalare scalpellini, falegnami e lavoratori di ogni genere, immersi in nuvole di polvere bianca, una “bolgia di persone e pietre”. Un uomo gli si mette di fronte e gli indica la Cappella dove tutti i pittori sono già stati chiamati. Fa la sua fortuna, perché seguendo le indicazioni si trova laddove Michelangelo sta lavorando, con i suoi, alla Cappella Sistina, il cui nome vuole essere un omaggio al papa Sisto IV. Viene preso a bottega per cinque soldi a settimana, ma l’essersi trovato al cospetto del grande Buonarroti gli fa perdere i sensi...

A volte il solo nome del grande Michelangelo Buonarroti è sinonimo di grandezza, intrigo, mistero. Succede anche in questo libro a firma di Carlo Martigli che ha una certa dimestichezza nell’intrecciare i suoi titoli a nomi di personaggi conosciuti della storia (basti pensare ai precedenti La scelta di Sigmund e La follia di Adolfo, per averne un’idea). Gli ingredienti che affiancano da sempre il nome di Michelangelo ci sono tutti, c’è la grandezza della sua arte; c’è l’ipocrisia di una parte del mondo ecclesiastico, con personaggi realmente esistiti come Biagio da Cesena, cerimoniere pontificio diventato famoso per l’avversione ai nudi presenti nel Giudizio Universale, dove è egli stesso raffigurato nudo, con orecchie d’asino (simbolo di somma stupidità), nell’Inferno (era una persona perfida), con un serpente che gli addenta le parti intime; l’intrigo di sette misteriose che, pur se esistevano all’epoca e pur se si parla spesso di queste anche a proposito di Michelangelo, hanno mantenuto sempre la loro segretezza, lasciando ai posteri davvero poca chiarezza. E il dissezionare corpi di defunti, fatto di nascosto, ma con la sete di conoscenza, torna puntuale anche in questa storia, dove Michelangelo è sospettato pure di intrighi, addirittura dell’uccisione del papa Clemente VII, davvero assassinato e probabilmente davvero per aver aspirato il fumo di una candela ricoperta da arsenico. Una lettura da fare tutta d’un fiato, con la voglia di scoprire che cosa succede un attimo dopo, facendo il tifo per Iacopo e per il suo amore, per la pittura e per Lisa. Ma soprattutto e come sempre, per amore di Michelangelo.



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