L’apprendista geniale

L’apprendista geniale

Andrea Doyle, giovane irlandese di appena diciotto anni, viene ammessa al Longjoy College, scuola di giornalismo più prestigiosa al mondo, situata a Venezia. Sin da piccola, mentre viveva con i genitori a Dublino, ha fatto i conti con la professione della madre, direttrice del periodico “Irish Times”. Anche Andrea abbozza giornali a modo suo, scrivendo i titoli con i brillantini, incollando notizie e foto con la colla. Vorrebbe a tutti i costi andare a lavorare con la mamma e per farlo promette di mangiare le verdure, di portare fuori la spazzatura, di smettere di portare a casa gatti randagi, ma chiaramente non è possibile andare in redazione. Andrea accetta con entusiasmo un piccolo promemoria scritto dalla mamma su un pezzo di carta: “Write. Write. Write - Scrivi. Scrivi. Scrivi”. Le dice anche che un giorno potranno anche fare un giornale insieme, il “Doyle News”, ma purtroppo muore lasciando la figlia in tenera età e il marito decide di tornare in Italia. Non è facile per Andrea inserirsi in questa nuova vita, non viene accettata perché non parla bene l’italiano, o forse solo per invidia perché è la prima della classe, eccellente sempre in tutto. Scrive anche il suo giornale, quel “Doyle News” esce davvero, con le notizie del quartiere, ma per studio deve trasferirsi a Venezia, nell’Isola dei Santi. Ha ottenuto una borsa di studio (non le sarebbe possibile altrimenti con lo stipendio del padre, portiere in un albergo), suscitando, con le sue capacità, la curiosità di tutti i suoi insegnanti, preside in primis. La sua unica passione (non proprio l’unica, c'è anche Star Wars) sta diventando realtà...

Inseguire una passione, un sogno, un obiettivo: questo è fondamentalmente il condivisibile succo del libro e, come succede sempre nella vita, è necessario farlo in barba a tutto, soprusi compresi. La giovane protagonista del romanzo della Dalton ci fornisce proprio il punto di vista adolescenziale sul tema ‒ di certo non facile per tutta una serie di motivi, non ultima la cotta per il “compagno di banco” dal ciuffo verde. Soprattutto incontrare per la propria strada qualcuno che, per invidia, riesce soltanto a mettere i bastoni fra le ruote non facilita il percorso. La consapevolezza di una diciottenne in mezzo a tanti figli di papà e la sua serietà e l’impegno di non gravare sul bilancio non roseo della sua famiglia rendono Andrea il prototipo perfetto della brava ragazza, che pur di poter dare una mano si trasforma in insegnante di inglese in un asilo, lei che non sa niente di didattica, né sa come trattare i bambini che non le sono nemmeno mai piaciuti. Eppure ci riesce, perché non perde mai di vista il suo obiettivo: i suoi piccoli allievi imparano le basi e passano tranquillamente dall’italiano all’inglese con estrema semplicità. E pensare che anche qui, proprio la preside della scuola materna cerca di fare il possibile per trovare l’occasione di cacciarla! Ma deve inghiottire amaro quando lo stesso supervisore che ha chiamato a lezione per giudicare la ragazza, propone ad Andrea di andare a lavorare per lui al Cambridge Institute. In attesa che ci sia un seguito a questa opera prima (sequel peraltro già annunciato), ci si associa alla “talpa”, come parola d’ordine per riconoscersi.



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