L’armonia segreta

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X secolo avanti Cristo. Natan, profeta di corte del Re David, viene convocato nel cuore della notte dal suo sovrano. Il re è in collera, sussurrano tutti mentre Natan attraversa i corridoi e ora quasi trema al suo cospetto. Non è solo in collera però, pensa Natan tra sé e sé: c’è dell’altro, una profonda angoscia. David è un leone in gabbia, i suoi generali non vogliono più che guidi in prima linea le truppe sul campo di battaglia come è abituato a fare da sempre. Durante la recente campagna contro i Filistei David – come al solito di corsa alla testa dei suoi guerrieri coperto da una corazza lucente e dal sangue e dalle cervella dei nemici massacrati, urlando con la sua voce incredibile per incitare i compagni – ha rischiato seriamente di essere infilzato da una lancia e solo l’intervento del nipote Avishay lo ha salvato da morte certa. La fiducia quasi magica degli Israeliti in David si è sgretolata, come un incantesimo spezzato. E ora a David chiedono di fare solo il Re, non più il guerriero. Natan cerca di convincerlo che è una scelta saggia, che David non può comportarsi e pensare come un fante qualunque perché non è un fante qualunque, ma il Re non riesce ad accettare il suo nuovo ruolo: “Hanno deciso di mettermi da parte come un dio della guerra pagano, chiuso in un tempio a portare fortuna”. E intanto sotto al palazzo sta passando l’esercito, parte verso una battaglia per la prima volta senza David alla testa delle truppe. Ma colui che chiamano “la Lampada d’Ysrael” non ha convocato il suo profeta, il ragazzo attraverso cui il Nome ogni tanto fa sentire la Sua Voce, per sfogarsi: gli vuole affidare una missione importante. David vuole che la sua vita sia ricordata nei secoli: non solo le sue imprese di condottiero e re, ma anche la sua vita da uomo. E quindi ha imposto a una serie di familiari e amici di ricevere Natan e raccontare a lui – senza menzogne e senza ipocrisie – il suo passato, la sua storia vera. Il giovane profeta l’indomani deve già partire: la prima persona di cui deve raccogliere la testimonianza è Nizevet, la madre di Re David…

Sulla biografia del Re David ci si esercita da tempo immemorabile: secondo alcuni studiosi lo riguarderebbe il più antico fra i testi di storia di cui si ha notizia, datato cinquecento anni prima di Erodoto. Personalità affascinante, quindi: ma anche assai contraddittoria e controversa, tanto che alcuni hanno persino avanzato dubbi sulla sua esistenza. Eppure, come sosteneva Duff Cooper, un politico inglese che scrisse un saggio sul sovrano israelita, “David deve essere esistito veramente, perché nessun popolo si sceglierebbe come eroe nazionale un uomo così pieno di difetti”. Forse nessuno però, tra i tanti che ne hanno narrato la vita, si è approcciato a David nel modo in cui lo fa Geraldine Brooks, corrispondente di guerra per il “Wall Street Journal”, il “New York Times” e il “Washington Post” e Premio Pulitzer nel 2005 con il romanzo L’idealista. In questo L’armonia segreta l’eroe d’Israele David è innanzitutto un bambino non desiderato – nasce da una notte d’amore “rubata” dalla madre Nizevet al padre Yishay ubriaco, che credeva di essere a letto con una giovane ancella –, maltrattato, tenuto in nessun conto, spedito in montagna tra i sassi, il silenzio, le pecore e i leoni a fare il pastore a soli sei anni. Ma in quella solitudine David scopre la musica – l’abilità con l’arpa e il canto melodioso lo accompagneranno fino alla morte – e in qualche modo viene “toccato” dal divino, tanto che il vecchio profeta Shemuel, mentore assai critico del giovane re Shaul, lo indica – tra la sorpresa di tutti, e ancor più del padre Yishay – come “unto dal Nome” portando quel bizzarro pastorello musicista a corte. Là diventerà un guerriero spietato (quasi un berserker medio-orientale), uno stratega spregiudicato, un politico brillante, un uomo carismatico ed egocentrico dall’appetito sessuale insaziabile (più omosessuale che eterosessuale). Ma è nell’infelicità dell’eroe apparentemente invincibile con cui ogni donna sogna di giacere, nel buio della sua anima che la Brooks riesce a scavare mirabilmente, dando vita ad un romanzo davvero fascinoso, raffinato e violento al tempo stesso. Lo stile è difficile da descrivere: immaginate un ibrido tra un romanzo storico classico che non si risparmia scene di sesso e violenza, uno dei romanzi “biblici” di Erri De Luca con la loro asciutta spiritualità e il film Exodus di Ridley Scott (Dio che parla attraverso il bambino). Originale, vero? Di più: magico, di una magia arcana che ti incatena alle pagine.

LEGGI L’INTERVISTA A GERALDINE BROOKS

 

 

 
 
 
 

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