L’aroma nascosto del tè

L’aroma nascosto del tè
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Seattle, 1962. È il giorno dell’inaugurazione dell’Esposizione Universale, la seconda che si svolge in questa città americana. Ernest Young si trova lì a guardare la cerimonia, appoggiato alla sua Cadillac DeVille che ha lucidato tutta la mattina per accompagnare alcuni clienti che poi, per cause di forza maggiore, non hanno potuto usufruire del suo servizio taxi. Approssimativamente ha 64 anni o giù di lì, nessuno lo sa, nemmeno lui che ha lasciato la Cina da bambino per colpa della guerra e della carestia senza avere accesso ai registri anagrafici. La data di nascita indicata nella sua licenza d’autista è stata inventata da qualcuno che gli ha fornito i documenti. Segue la cerimonia di apertura dell’Expo, segue i discorsi delle autorità, i riti, segue anche quel lancio di palloncini bianchi che lasciati liberi nel cielo assomigliano alle bollicine dello champagne. Finalmente l’Expo, dopo tre anni in cui si è lavorato sodo in quell’area di Seattle: è stato presente all’avvio degli scavi, quando, sotto i flash dei fotografi, è stata utilizzata una vanga placcata oro! Proprio allora la sua adorata moglie Gracie ha cominciato a manifestare i primi sintomi della malattia: piangeva nel sonno e si svegliava senza sapere dove fosse, così andava nel panico. Una rara forma di meningite virale è stato il verdetto medico e le sue condizioni sono peggiorate fino a farla uscire di senno e ad aver bisogno di un ricovero in una struttura ospedaliera adeguata. Con dosi massicce di penicillina, la pazzia è regredita, ma una parte dei ricordi di Gracie è stata cancellata forse per sempre...

Fino alla fine si rimane sospesi nel flusso della memoria di Ernest. La sua adolescenza intervallata alla consapevolezza del dopo, quasi un rimpallo continuo tra le due Esposizioni Universali di Seattle (Alaska-Yukon-Pacific): oltre cinquant’anni di vita, di eventi, di storie mai del tutto svincolate. In una Esposizione, quella del 1909 è stato premio di una lotteria, nell’altra, quella del 1962, si ritrova con una figlia giornalista che scopre il suo passato e una moglie che finalmente si libera del peso di un periodo tacitamente nascosto. E in questo passare continuo da un periodo all’altro si dipana la vicenda intrigante e tenerissima dei due coniugi, una storia che fino alla fine non rivela quale delle due ragazze che gli erano vicine è diventata poi la moglie di Ernest, lasciando il lettore a confrontare aspetti e caratteri, facendo il tifo per quella che si ritiene più giusta, perché alla fine si fa proprio il tifo per questo ragazzo dall’infanzia difficile. Fino a un finale di una dolcezza infinita. Scoprire poi, nelle note finali dell’autore, che davvero un bambino è stato premio di una lotteria (per altro vincita mai ritirata, o almeno i giornali non ne diedero notizia) nel 1909 fa decisamente effetto, quasi come gli episodi di razzismo del periodo che, attraverso il Mann Act, condannava anche rapporti tra etnie diverse (lo stesso campione mondiale di pugilato nei pesi massimi Jack Johnson fu denunciato per aver frequentato donne bianche). E poi le suffragette, la condanna morale dei bordelli, dell’alcool, le malattie a trasmissione sessuale, fino alla messa al bando dei quartieri a luci rosse...



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