L’arrivo di Saturno

L’arrivo di Saturno

Erano stati anni meravigliosi come possono esserlo soltanto quelli dell’adolescenza, quando le emozioni si vivono come amplificate e tra tutte l’amicizia è sentimento vitale, come l’aria che si respira. Sempre in due, a condividere ogni cosa, soprattutto i tentativi di sentirsi grandi con le trasgressioni, quelle che forse uniscono più di tutto, la prima volta in discoteca, la prima canna, tante prime volte vissute insieme o sussurrate durante le telefonate interminabili, come è capitato a tutti. Per otto anni sono state inseparabili, Graziella e Dora; poi, come capita quasi sempre, si diventa grandi, ci si affaccia all’età adulta e si prendono strade diverse, una attratta dal giornalismo, l’altra dal teatro e dalla scrittura. Eppure, in fondo, si somigliavano tanto Graziella e Dora: “Noi volevamo essere ingannate, tutte e due. Graziella dalla ricerca della verità, io dalla ricerca della finzione, che è parente stretta del falso anche se si chiama letteratura”. I piccoli screzi, poi, forse sono soltanto una scusa quando semplicemente arriva il momento di spiccare il volo da soli. Si perdono di vista per un po’, loro due, e poi arriva quella data, il 2 settembre 1980; è passato un mese dall’orrore di Bologna. Graziella De Palo e Italo Toni, collega e suo ex compagno, sono a Beirut. Ufficialmente per realizzare un reportage in un campo profughi al confine con la Palestina; in realtà stanno seguendo una pista sul traffico d’armi legata al terrorismo (che passa anche per Bologna, e non solo). Nella stazione del capoluogo romagnolo l’orologio resterà fermo per sempre alle 10.25; alla stessa ora, esattamente un mese dopo, Italo e Graziella escono dal loro albergo e salgono su un’auto nera diretti ad un appuntamento. In ambasciata hanno lasciato detto di cercarli se entro tre giorni non avessero dato notizie. Di loro non si saprà più nulla. Della ventiquattrenne a sua madre verrà restituito solo un paio di scarpe argentate… “Solo il falso può illuminare il vero”. Sarà così che Han van Meegeren – il talentuoso pittore delle rose color perla che non ha fatto fortuna a causa di avverse circostanze – riesce a trovare e a ricreare la luce del suo compatriota più famoso Jan Vermeer? Lui che non è un vero e proprio falsario, capace piuttosto di dipingere come fosse Vermeer, ed è per questo che si trova in Italia, in un piccolo santuario a Col de’Venti, chiamato da Acca, un vecchio misterioso dagli occhi profondi come il Tempo. L’uomo gli ha commissionato un Giudizio Universale che deve sembrare un Vermeer autentico. Han sa che quella esperienza lo cambierà ma vuole viverla fino in fondo e Acca avrà il suo dipinto magnifico e sembrerà davvero un Vermeer, anche se mai lui avrebbe lavorato ad un quadro così poco intimista e soprattutto mai avrebbe inserito elementi strani come quella specie di fungo inquietante in cielo. Nemmeno Han sa cosa sia e perché ha sentito di doverlo dipingere. Qualche anno dopo, il 6 agosto 1945, quel particolare diverrà sinonimo di orrore. Chi è Acca? Cosa vuole veramente da Han? Cosa è successo davvero a Graziella De Palo e a Italo Toni? La risposta, se c’è, lega tutte le loro storie…

Quattro anni e mezzo son stati necessari a Loredana Lipperini – scrittrice e giornalista che su RadioTre conduce Fahrenheit, la nota rubrica letteraria – per scrivere questa storia che, in realtà, ha una gestazione lunga vent’anni, da quando – ha raccontato – “è diventato chiaro, almeno, che Graziella non sarebbe tornata”. Sulla vicenda di Graziella De Palo e Italo Toni, ufficialmente a Beirut per un reportage per “Paese Sera”, nel 2015 sarebbe dovuto decadere il segreto di Stato; di fatto così non è accaduto e niente è stato aggiunto a ciò che (non) si sapeva. Ma Italo e Graziella non dovevano andare in un campo profughi; in realtà avevano ottenuto un appuntamento che avrebbe dovuto fornire loro informazioni su quello di cui da tempo si stavano occupando, la pista di traffico d’armi che intersecava i rapporti tra Italia e Medioriente. L’Italia aveva già vissuto momenti difficili e dolorosi, finiti tra i misteri insoluti (dove peraltro sono rimasti), Bologna, Ustica, il Golpe Borghese, la scoperta delle liste della P2, per dirne alcuni. Tutti hanno un posto in quella pista e sembrano convergere in un punto, il fantomatico Lodo Moro, l’accordo noto a tutti e ufficialmente inesistente stipulato con OLP all’indomani delle Olimpiadi di Monaco del 1970 (in breve, immunità dagli attentati in cambio della possibilità di trasportare armi in Italia). In questi giochi complicati e pericolosi finiscono Graziella e Italo, spariti e poi definiti “dilettanti” da un giornalista, illustre e di tutto rispetto, come Enzo Biagi durante una trasmissione nella quale il fratello di Graziella non esita a fare nomi e cognomi, e sono nomi importanti, militari e uomini del Sismi, che ritorneranno nelle indagini ancora e ancora. Senza mai niente di fatto. Loredana Lipperini ha portato un peso sulle spalle da allora, ha sempre sentito di dover raccontare la storia della sua amica, ma non ha mai saputo trovare il modo giusto, non un saggio non una fiction. Lei “non è il caso De Palo, è la sua amica Graziella”. Allora sceglie di intrecciare quel racconto con un’altra storia che voleva raccontare, perché “dal momento che tutto quel che si è mosso attorno a Graziella è un falso, mi sembrava che percorrere la via dell’assoluta finzione fosse il modo giusto per illuminare quella verità”. E ancora, ci tiene a specificare che il risultato, allo stesso tempo “una finzione e una metafinzione”, non è un memoir o un romanzo generazionale ma soprattutto “una riflessione sulla letteratura e la finzione”. Una storia ibrida che non ha una struttura narrativa tradizionale che la inserisca in un genere preciso, a capitoli alternati che seguono due storie in parallelo; una storia che mischia piani narrativi, voci narranti, cronologie, generi, fatti, personaggi veri e fittizi, e nella quale i confini tra realtà e finzione sono ora netti ora sfumati. “Abracadabra”, appunto. Come farebbe un bravo illusionista. Ma perché scrivere un romanzo così può servire a trovare quella pace così cercata? Lo ha detto la stessa autrice in diverse occasioni: “Per alimentare la memoria”; perché “non cambia la realtà ma può suscitare domande nel lettore”; perché è anche un romanzo sul tempo “e sul silenzio della memoria che spesso il tempo porta con sé”. Saturno è il signore del Tempo, del resto, e “quando questo pianeta che ha il nome del dio entra in costellazione oscura dello Scorpione, ciò che è segreto diventa evidente”, quando questo pianeta “pericoloso” entra in Scorpione provoca sconvolgimenti, e questa situazione si verifica in tutti i momenti cruciali di queste due storie. Per comprendere il senso vero di questo romanzo bello e “strano”, pieno di poesia ma anche di indignazione, amore e dolore, è impossibile prescindere, ancora, dalle parole di Loredana Lipperini. “La letteratura o è politica o non è. Come lo è King che dagli anni ’80 ci racconta cosa stava accadendo alla classe media americana” attraverso i suoi esseri spaventosi; “I romanzi sono inganni che il lettore accetta, ho pensato che solo mischiando le carte quel vero potesse gemmare nel cuore di chi legge”, e anche “ Se ricorderemo quello che siamo stati e cerchiamo di comprenderlo potremo guardare al futuro”. E allora, forse, L’arrivo di Saturno Loredana Lipperini lo ha scritto soprattutto per se stessa. Ma permettendo a noi di leggere due storie belle e intriganti in maniera diversa ma che hanno senso insieme intrecciate, di conoscere importanti snodi storici che non tutti hanno vissuto (tenendo presente che “siamo così abituati a questa idea del complottismo che non ci crediamo più, che ci crediamo troppo e non ci crediamo abbastanza”), di riflettere sul valore dell’arte e del suo rapporto col vero. Può bastare?

LEGGI LINTERVISTA A LOREDANA LIPPERINI



 

 

 

 
 
 
 

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