L’arte della guerra

L’arte della guerra

2 agosto del 1990. Le truppe irachene di Saddam Hussein invadono lo stato confinante del Kuwait al fine di sfruttarne i ricchissimi giacimenti di petrolio: un vero e proprio atto di sfida nei confronti degli Stati Uniti, accusati di portare avanti una politica ambigua in Medio Oriente a seguito della guerra tra Iraq e Iran. La risposta è immediata e, dopo aver taciuto dopo l’ultimatum lanciato dall’Onu, l’Iraq viene attaccato dalle truppe americane. È il 17 gennaio 1990 ed esplode la Prima guerra del Golfo, il primo conflitto del dopo Guerra fredda. Gli Stati Uniti hanno superato la “sindrome da Vietnam”. Da quel momento l’America sarà presente militarmente in tutte le zone calde del mondo: Jugoslavia, Afghanistan, di nuovo Iraq, in quella che viene ricordata come la Seconda guerra del Golfo; Libia, Siria e Ucraina. Cambiano gli scenari ma rimane un inquietante e costante fattore: la corsa agli armamenti nucleari da parte delle potenze mondiali non si è mai fermata. Anzi, negli ultimi anni si è intensificata. Sono nate armi sempre più letali ed efficienti: droni, testate di ultima generazione, ordigni intelligenti. Sembra che il pianeta sia sempre più sull’orlo di una apocalisse atomica…

L’arte della guerra deve il suo titolo ad una rubrica settimanale tenuta sul quotidiano “Il Manifesto”, a sua volta mutuato dal classico di teoria militare dell’Antica Cina attribuito al filosofo e generale Sun Tzu, vissuto fra il VI e il V secolo avanti Cristo. Una raccolta di articoli firmati da Manlio Dinucci, il quale apre un’importante finestra sulla strategia Usa/Nato dal 1990 al 2015, ripercorrendo cronologicamente i maggiori conflitti bellici degli ultimi venticinque anni in cui sono stati protagonisti gli Stati Uniti: dei veri e propri annali in cui sono descritti i delicati equilibri geopolitici del mondo, le strategie militari, gli aspetti politici e sociali, le ragioni implicite ed esplicite dei conflitti. Tutto con rigore e completezza, attraverso informazioni di prima mano che trovano spazio sulla pagina attraverso uno stile chiaro, asciutto e immediato. Dinucci, inoltre, sembra dialogare con Sun Tzu, attraverso le sue citazioni che appaiono all’inizio di ogni capitolo, ma anche nell’abbracciare un punto di vista che vede la guerra come la somma di tre elementi: politica, diplomazia e strategia militare. Risiede qui la forza di un testo di venticinque secoli fa, mentre la forza del testo di Dinucci sta nel porci davanti ad una verità sconvolgente: in ogni luogo e in ogni tempo la guerra mantiene la sua atroce, cieca ed inesorabile attualità.



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