L’arte della rivolta

L’arte della rivolta

Le rivelazioni di Julian Assange, di Edward Snowden e di Chelsea Manning hanno portato al centro dell’attenzione grandi temi della politica “classica” che, in quanto tali, avevamo iniziato a dare per assodati ed ormai de-politicizzati: la nozione di vita privata, i rapporti tra Stato e cittadini, la libertà individuale. Oggi, con la diffusione delle nuove tecnologie e la conseguente asserita necessità di maggiore sorveglianza da parte dello Stato di fronte allo spettro del terrorismo, molti degli equilibri su cui si è sempre retta la società civile si sono alterati, dando vita ad una dimensione in cui tutto, anche la privacy, sembra necessariamente sacrificabile in nome del controllo dall’alto. Ma se lo Stato, invece di controllare semplicemente i cittadini, li spiasse senza sosta per raccogliere e nascondere informazioni preziose, che cosa resterebbe del concetto di democrazia? E se è vero che la democrazia si basa sulla trasparenza, è davvero lecita l’esistenza dei “segreti di Stato”? E se poi, tra i segreti di Stato, emergono, proprio grazie a WikiLeaks, a Snowden ed a Manning, azioni illegali perpetrate dallo stesso Stato, chi è che sta davvero operando al di fuori della legge e chi, invece, in nome della legge?

È l’ammirazione la fonte viva da cui scaturisce il breve, ma denso saggio del filosofo e sociologo francese Geoffroy de Lagasnerie, che, sin da subito e senza mezzi termini, si presenta come un vero e proprio omaggio alle imprese ed alla vita di Assange, Snowden e Manning. Riduttivo e poco esatto, secondo l’autore, definirli semplicemente whistleblower. I tre andrebbero considerati personaggi esemplari delle scena contemporanea, essendo stati in grado di dare vita ad una nuova arte della politica, ad un diverso modo di concepire il fare resistenza. Nessuna delle forme di rivolta tradizionale, con loro, è stata utilizzata (né scioperi, né petizioni, né manifestazioni), ma forme nuove di protesta che hanno messo in crisi la scena politica. Con loro, l’anonimato ha assunto un’accezione nuova, che con contempla la codardia, a cui invece spesso è assimilato. La mobilitazione ‒ hanno dimostrato ‒ può svolgersi anche singolarmente e segretamente, ed il gruppo è tale anche se costituito da soggetti geograficamente lontani tra loro. Alla politica non è sfuggita la portata delle loro azioni né, tanto meno, la modalità inedita e destabilizzante in cui si sono attuate. Solo così, secondo l’autore, è spiegabile la severità estrema delle condanne inflitte: per aver creato uno spazio per la pubblicazione di dati, Assange, negli Stati Uniti, è inserito nella categoria giuridica dei “nemici dello Stato” (come al-Qaeda); la Manning, avendo reso pubblici documenti confidenziali che rivelavano atti illegali dei governi, è stata condannata a sessant’anni di prigione (poi ridotti a trentacinque, quindi a sette dall’uscente Obama); Snowden, accusato di spionaggio, rischia di comparire davanti ad un tribunale militare per aver messo in guardia sui programmi, spesso illegali, di sorveglianza di massa. La storia è lunga e molto ingarbugliata. To be continued…



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