L’arte di collezionare mosche

L’arte di collezionare mosche

Erano i tempi in cui la sera giravo per le vie intorno a Nybroplan con un agnello in braccio. Quando si alzava il sipario doveva entrare e uscire sul palco a più riprese, starsene zitto e cercare di non insudiciare le quinte, il tutto con la scrupolosa precisione che contraddistingue ogni cambio di scena. Nel buio più totale. Tutto era cominciato da quando una confusa miscela di ambizione e caso mi aveva procurato un lavoro al “Kungliga Dramatiska Teatern”, il Teatro Reale, dove da qualche anno facevo il trovarobe, cioè mi occupavo del materiale scenico - spesso piuttosto stravagante - dei vari spettacoli. Toccava quindi a me andare a prendere lo sventurato agnello, prima di ogni rappresentazione, alle Scuderie reali. Lo portavo in braccio. Dovevamo essere molto teneri da vedere così insieme, in quelle sere primaverili. Ci si può domandare in generale cosa ci facesse un giovane entomologo in un teatro. In effetti è una questione imbarazzante che ritengo non sia ancora il momento di approfondire. E del resto è una storia vecchia. Supponiamo che volesse semplicemente far colpo sulle ragazze. Cosa che per gli entomologi non rientra nel pacchetto…

A metà tra l'autobiografia e la biografia, ma anche tra il racconto scientifico e la dissertazione sull’arte, L’arte di collezionare mosche si candida senza dubbio a uno dei libri più interessanti del 2015. Almeno tra quelli usciti in Italia, visto che la prima pubblicazione in Svezia risale al 2004 con successive traduzioni fino a quella realizzata per il mercato inglese nel 2014 che ne ha determinato il definitivo successo. L’autore, Fredrik Sjöberg, è anche lui un personaggio degno di interesse: scrittore, critico letterario, biologo, entomologo e grande collezionista di sirfidi, placidi insetti che agli occhi dei profani potrebbero assomigliare alla fusione tra una mosca e una vespa. Con uno stile che unisce precisione scientifica, slancio poetico e battute fulminanti, Sjöberg racconta la sua passione per le mosche e la sua collezione e catalogazione, riuscendo anche nell’incredibile impresa di suscitare interesse e piacere nella lettura allargando il discorso fino ai massimi sistemi. I sirfidi, infatti, non sono che il punto di partenza di un viaggio potenzialmente senza fine, il racconto di altri racconti (come quello della vita dell’esploratore e collezionista René Malaise e delle sue ricerche in Kamchatka), che include la riflessione letteraria (David H. Lawrence sul concetto di isola a Milan Kundera su quello di lentezza), la descrizione naturalistica, l’entomologia e la teoria della catalogazione. A dimostrazione di come tutto il mondo si possa raccogliere in un punto. O in una mosca.



Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER