L’arte di curare il giardino e vivere felici

L’arte di curare il giardino e vivere felici
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Il concetto di “mindfulness” deriva dal Buddismo e dalla pratica di meditazione Vipassanā, insegnata da Thatagatha Shakyamuni nel Discorso sui fondamenti della presenza mentale, che consiste essenzialmente nell’esercitarsi a concentrare la propria attenzione su ciò che si sta facendo in un determinato momento “riportando la mente al punto di partenza ogni volta che inizia a divagare”. Ma più in generale, sempre secondo gli insegnamenti Vipassanā, la consapevolezza di sé e del proprio corpo non deve essere limitata al momento della pratica della meditazione, bensì estesa a tutta la giornata in ogni attività che si sta portando avanti. Ed ecco che anche il giardinaggio può diventare un’ottima occasione per praticare la mindfulness. Ark Redwood, giardiniere di professione dal 1988, ha dedicato anni a questa pratica sicuramente anche stimolato ed aiutato dalla sua crescente familiarità con il buddismo e dall’influenza esercitata su di lui dal maestro spirituale Thich Nhat Hanh. Ed è proprio dal luogo di lavoro, il Chalice Well Gardens, nell’Inghilterra sudoccidentale, oasi di tranquillità ricca di angoli adatti alla meditazione spirituale ed alla contemplazione, che Redwood svela i suoi consigli per praticare quella che è un arte in sé semplice, ma per impadronirsi della quale spesso necessitano anni...

Non un manuale sulla cura di orti e giardini, ci tiene a specificare l’autore, ma la condivisione di esperienze importanti e la testimonianza del fatto che anche attività apparentemente insignificanti possono gratificare ed arricchire il nostro spirito. E così, attraversando le quattro stagioni – ognuna con le proprie colture e con i propri lavori, e qui metafora del tempo dell’uomo ‒ impariamo che seminare è una delle più grandi gioie connesse al lavoro del giardiniere e che come per la terra anche il nostro corpo ha bisogno di cura: infatti “I semi della negatività sono sempre presenti, ma esistono anche dei semi molto positivi, come i semi della comprensione, della tolleranza e dell’amore. Questi semi si trovano tutti nel terreno. Ma senza pioggia non possono manifestarsi. Quello che noi facciamo è riconoscere ed innaffiare i semi positivi. Se riconosci il seme della comprensione in te, assicurati che venga innaffiato più volte al giorno”. Impariamo anche che così come si potano i rami secchi o malati, così possiamo “potare” i cattivi pensieri e quelle negatività ‒ spesso veicolate da alcune persone ‒ che avvelenano la nostra esistenza. Impariamo, infine, ad accettare più serenamente il fatto che la vita ‒ delle piante come degli uomini ‒ inizia e finisce: “è questa l’ora di fare un bilancio; di sdraiarsi rilassati e, in attesa, lasciar affiorare pensieri di giardino. Emergono da una sorgente profonda di quiete che l’inverno stesso ha liberato”. E non bisogna rattristarsi, perché tutto si rinnova nel ciclo della vita; e anche se la terra è ancora avvinta fra le braccia del gelo invernale, il bucaneve e le piante perenni emergeranno prepotentemente dalla neve, come ogni anno.



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