L’arte di essere normale

L’arte di essere normale
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Le vacanze estive sono agli sgoccioli e per David Piper è ora di rientrare nei soliti panni da liceale della Eden Park, anche se a dirla tutta non sono i panni da studente a stargli più stretti: sono quelli da maschio in pieno sviluppo ormonale. Già, perché David vorrebbe tanto essere nato femmina, come Livvy, la sua sorellina: lei sì che è fortunata a poter mettere la gonna e avere i capelli lunghi. David invece deve accontentarsi di una parrucca. La indossa ogni tanto, di nascosto, insieme ai vestiti smessi della sua migliore amica. Anche Leo sta per tornare a scuola ma non sarà la Cloverdale come ogni anno: si è trasferito alla Eden Park, dove nessuno lo conosce, nessuno sa cosa gli è successo a febbraio, nessuno sa che vive in un ghetto con una madre dalla vita scombinata, una gemella e una sorellina rompiballe. Suo padre è sparito che era in fasce, i tizi che sua madre porta in casa non durano una stagione, e lui è in terapia per i suoi problemi di “identità sessuale”. Stessa scuola, stesse difficoltà ad accettarsi in un corpo che sentono estraneo, e una normalità che appare una chimera irraggiungibile. Leo e David sembrano le due metà di uno stesso giocattolo rotto…

Essere semplicemente “normali”, a questo aspirano i due giovani protagonisti del libro: David, insicuro, impacciato, per nulla a suo agio nei panni di un maschio quattordicenne a cui i piedi crescono a dismisura, e Leo, sempre arrabbiato, irascibile, alle prese con una famiglia disastrata e un segreto troppo grande per i suoi quindici anni. Esiste qualcosa di peggio per un adolescente che il riconoscersi diverso dai suoi coetanei? Tanto diverso da non potersi guardare allo specchio senza desiderare di essere altro da sé? Identità di genere e omofobia 2.0, sottotitolo: due liceali transgender alle prese con l’ignoranza e la cattiveria gratuita dei compagni. Ovvero la normalità dell’essere diversi in una società che si ritiene multirazziale e multiculturale, che sbandiera drappi arcobaleno per poi sputare sentenze sul prossimo, sia esso gay, lesbica, o in transizione. L’esperienza professionale di Lisa Williamson nel supporto ai minori alle prese con la loro identità di genere (ha lavorato presso il GIDS di Londra per due anni), si è trasformata nel suo primo libro, fiction YA poco romanzata e molto reale, una fotografia del disagio sociale incorniciata da una scrittura pulita e scorrevole. Allergico ai soliti cliché che vogliono i bambini in tutina azzurra e le femmine in rosa a lezione di danza, quello della Williamson è certamente un libro da proporre agli adolescenti. E prima ancora, ai loro genitori.



 

 

 
 
 
 

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