L’arte di scomparire

L’arte di scomparire

Se l’epoca influenzata dal dominio mediatico e dall’affermazione incontrastata dei social network è stata ammorbata dal delirio d’onnipotenza di chi sognava solo di apparire, gli ultimi anni si stanno rivelando preda di una pandemia non meno insidiosa. Quella del ripiegamento del proprio ego alla ricerca di zone d’ombra che costituiscano un riparo lontano dalla vita ordinaria. Come uscire allora indenni dal circo della vanità, dalla dialettica mediocre del riconoscimento reale o virtuale senza per questo destare l’impressione di farlo come una forma di disprezzo del mondo? Imparare a scomparire vuol dire di certo adottare una strategia politica alternativa alla pretesa di identificare l’essere con l’apparire. Ma non solo. L’arte di riuscire a rendersi impercettibili implica soprattutto la volontà etica di salvaguardare la nostra particolarità nella massa dell’indistinto. Vuol dire riscoprire il fascino di poter accarezzare il mondo senza imprimervi un sigillo personale, animati dallo stesso spirito con cui prima di Zaoui tentarono di farlo Baudelaire e Kafka, Blanchot e Deleuze, Virginia Woolf e Walter Benjamin…

L’arte di scomparire è un testo chiaro, fruibile e rivolto a qualunque lettore pur nella peculiarità del tema trattato. Rappresenta il distillato di uno studio teorico ed empirico condotto da uno dei maggiori filosofi contemporanei. Docente all’Università di Parigi VII – Denis Diderot, studioso di Spinoza, Gilles Deleuze, di arte e pensiero politico contemporaneo, Pierre Zaoui nelle 138 pagine del suo nuovo libro, pieno di tante cose tranne che la spocchia, ci dice che l’arte della discrezione rappresenta un esercizio di responsabilità, una virtù civile, una scelta di affrontare il mondo più inevitabile che consapevole. Il nostro invito alla lettura è caloroso. Lo stile vivido e il merito degli argomenti costringono il lettore a riflettere criticamente. Lo inducono a conciliare la larga condivisione dell’analisi, ad accogliere alcune proposizioni scomode ma necessarie e a tentare una piena adesione al coraggio di vivere nella nostra quotidianità sotto la luce spenta dei riflettori.



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