L’arto della guerra

L’arto della guerra
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Lui è il “Piazzatore”, il nuovo eroe delle turbe bolognesi. Coperto da una felpa col cappuccio e mascherato in volto grazie a una barba posticcia, semina il panico tra la gente che quando meno se lo aspetta riceve un sonoro calcio nelle terga: un gesto fisico e simbolico di protesta. Da quel primo tiro piazzato sulle chiappe del sindaco, il “Piazzatore” è divenuto famoso in tutto il paese grazie al web e poi fenomeno virale per merito di alcuni video sapientemente messi in rete. Ma, come tutti gli eroi, anche la sua genesi è stata sofferta. Sotto al costume e l’apparente sicurezza dimostrata nel calciare di punta le chiappe delle vittime prescelte, egli è soprattutto un giovane dal cuore spezzato, appena piantato in asso dalla fidanzata Rubiconda; egli è senza un lavoro stabile, egli è vittima di un padre che non lo ha mai considerato più di un bagaglio. Da qui il gesto di sfogo forte e simbolico: la pedata della consapevolezza, che lo rende più sicuro di sé, che lo fa letteralmente rinascere una, due, tre volte. Il mito del “Piazzatore” comincia dagli stadi, dove compaiono i primi striscioni, ma presto si diffonde fino a fare proseliti ed emulatori. Ma soltanto lui è l’unico e autentico, con uno spirito guida che appare nella forma di un maiale apulo calabrese. La sua guerra contro le istituzioni, le convenzioni, le delusioni subite, si evolve assecondata anche dal suo migliore amico al quale ha confidato tutta la verità. Diventa persino ossessione morbosa, uno scrutare l’abisso che solo chi lo ha provato può capire. E, infine, a chi si potrebbe affidare l’autentica biografia del vero “Piazzatore”, che egli stesso ha deciso di scrivere sebbene non abbia dimestichezza con le parole, se non a uno scrittore bolognese con un nome di otto lettere? Perché i numeri sono importanti, dicono molto, indicano la via…

Gianluca Fortini, bolognese classe 1980, mette in libertà il suo primo romanzo dando vita a un eroe metropolitano casereccio, buffo e totalmente fuori posto nella società moderna, se non fosse che quella stessa società che lo rifiuta lo eleva poi al rango di “Piazzatore”, colui che con un sano calcio in culo livella i soprusi, punisce e, perché no, soddisfa certi piaceri morbosi altrui che gli renderanno persino un piccolo gruzzoletto. La storia, in un certo qual modo, rimanda alle atmosfere e paga pegno allo scrittore bolognese Gianluca Morozzi (il nome è composto da otto lettere, avete notato?) e al suo L’era del porco, al quale Fortini dedica più che un cameo e un riferimento. L’umorismo e il cinismo di superficie che permeano tutto il libro sono di certo solo uno dei livelli di lettura di questo romanzo che, in un certo senso, ripropone il manuale dell’arte della guerra “for Dummies” e per chi non ha grandi mezzi a disposizione se non le proprie gambe. Si potrebbe anche pensarlo come una graphic novel romanzata ma, in ogni caso, il “Piazzatore” è un uomo che, al giorno d’oggi e al netto delle visioni di suini guida, risulta drammaticamente attuale. La crisi, in effetti, ha creato eroi o antieroi di ogni sorta, le pene d’amore o un genitore anaffettivo possono poi fare il resto lavorando su di una personalità già in crisi. Al racconto di Fortini manca tuttavia quel guizzo geniale che scrittori come Morozzi o Enrico Brizzi hanno avuto nei romanzi d’esordio e dunque le avventure del “Piazzatore” divertono ma non appassionano al cento per cento.



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