L’assalto al cielo

L’assalto al cielo
A partire erano soprattutto gli uomini. Non c’era lavoro, non c’era futuro. L’agricoltura era in crisi, i bilanci famigliari in dissesto, i debiti in aumento. Davanti a loro la speranza di fare fortuna, dietro la casa, gli affetti più cari, una comunità da sempre unico centro della loro vita.  Dal 1880 al 1930 diciassette milioni di italiani hanno abbandonato le proprie terre per lavorare all’estero. In America e in Europa questi uomini incontravano difficoltà di ambientamento, umiliazioni, miseria e privazioni. Solitudini e sradicamenti compensati dalle rimesse inviate al paese e dal mito del rientro con più soldi e un’esistenza agiata a portata di mano. Dopo la stagnazione del ventennio fascista, le partenze ripresero a ritmi massicci nell’immediato secondo dopoguerra, non più con meta gli Stati Uniti, ma l’Australia, la Francia, la Germania, la Svizzera…
L’assalto al cielo è un’analisi antropologica dell’emigrazione italiana, una storia dall’interno attraverso la prospettiva degli uomini e delle donne che l’hanno fatta. Utilizzando come riferimenti temporali le due grandi ondate migratorie del 1880-1930 e del secondo dopoguerra, sono indagati i vari aspetti del fenomeno migratorio: le cause delle partenze, il mito del “rientro”, la legislazione protezionistica anti- immigrazione, le rimesse, i rapporti tra chi parte e chi resta, le caratteristiche del viaggio. Andreina De Clementi ricostruisce un mondo interiore di sentimenti, desideri, speranze, usando più che dati statistici gli atti notarili e la corrispondenza epistolare. L’attenzione va in modo particolare alla condizione delle donne migranti, svantaggiate nel lavoro ma fondamentali nel mantenere gli equilibri famigliari, e alla dissoluzione della struttura della comunità, molto presente in meridione. Il cielo è stato conquistato da questi uomini e donne? Nella maggior parte dei casi no. Pochissimi sono ritornati a vivere in patria in quel benessere sognato per tanto tempo.

 

 

 

 
 
 
 
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