L’assassina di Belleville

L’assassina di Belleville
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Dopo le venti all’interno del supermercato parigino Super 7, situato in prossimità della fermata della metropolitana Porta di Bagnolet, viene diffusa una musica pensata apposta per i clienti abbienti che si aggirano poco numerosi tra gli scaffali. È per farli spendere senza pensare. Sono uomini incravattati che hanno fatto il pieno di straordinari quelli che fanno la spesa a quell’ora. Sono individui che vivono in transito tra lo schermo del computer dinanzi al quale hanno trascorso la giornata e quello del televisore che li seguirà in casa, dove si apprestano ad andare dopo le ultime spese, uomini che guardano i prodotti senza badare alle marche e alle scadenze. Accanto a loro, l’ampia categoria di narcisisti usciti dalle lezioni di ballo, di aikido o di stretching, i festaioli ebbri di alcool e i clienti distratti che riempiono i carrelli senza pensare ai prodotti che ripongono. Tra i clienti c’è Juliette, che si presenta alla cassa numero uno, quella riservata a chi fa meno di sei acquisti e scorge la cassiera asiatica intenta ad uno sbadiglio mentre i prodotti che ha acquistato per una cena da single passano sul nastro. Mentre osserva, come ipnotizzata, i suoi quattro vasetti di yogurt magro passare vicino alla macchina, d’improvviso nota un uomo col passamontagna in testa che grida con voce sovraeccitata: “Fermi tutti! Non muovetevi o sparo”. Poi vede sbucare un tizio mezzo calvo che stringe una cartelletta sullo stomaco che si avvicina all’uscita del negozio inseguito da un maghrebino con un berretto in testa…

Il quartiere parigino di Belleville, a sud ovest del centro, fa da sfondo al giallo dell’autore francese Serge Quadruppani, noto anche per essere un valente traduttore dall’italiano dei romanzi di Andrea Camilleri, di Valerio Evangelisti, di Massimo Carlotto, di Gioacchino Criaco e di altri scrittori noir italiani. È un quartiere particolare, abitato da una popolazione di diversa provenienza mischiata nel corso degli anni agli originari abitanti, perlopiù discendenti di coloro che in quello spazio erano dediti alla coltivazione delle vigne. Così il meticciato che contraddistingue i luoghi irrompe anche nel romanzo e lo scrittore francese conduce per mano il lettore a conoscere sia rapinatori maghrebini, che grandi “sbirri” francesi compreso il prefetto della capitale e sia infine tre figure di donne. Le tre Juliette, tutte egualmente protagoniste del romanzo. L’una più misteriosa dell’altra e soprattutto diversa dall’altra. Nel tracciare le tre figure, tra la moltitudine dei protagonisti del romanzo che operano nel quartiere multirazziale e in una Parigi assediata dalla crisi economica, emerge la bravura e il disincanto dello scrittore che, pur adoperando l’intreccio del giallo, non esita a mettere in bocca ora all’una ora all’altra i problemi che attanagliano la società ad egli contemporanea.



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