L’assassinio di un immortale

L’assassinio di un immortale

Atene. Il famoso scrittore Lambros Spachis viene trovato morto nel suo studio, assassinato con un colpo alla testa. Nessuna traccia di lotta o oggetti scomparsi: lo scrittore conosceva il suo carnefice. La polizia non ha molte piste, se non una rosa di scrittori invidiosi e l’omicidio di un poeta candidato all’Accademia commesso cinque anni prima a Salonicco… Il poliziotto turco Murat si reca in Germania a trovare il padre pensionato, che ha scelto di vivere in una cittadina tedesca della Renania e così viene a sapere che Faruk, un vecchio amico del padre, è stato assassinato. Quasi controvoglia, decide di indagare, scoprendo che nella piccola località regna un sottobosco di individui loschi e che non si fanno scrupoli a minacciare e punire chi si intromette nei loro affari… Istanbul, settembre 1955. Vassilis e sua moglie Sotiria fanno parte della comunità greca che abita in Turchia. Il nonno di Vassilis prima e il padre poi hanno portato avanti un negozio di sartoria che ha sempre fruttato bene. Ma i dissapori tra le due comunità vengono alimentati dal Partito Democratico turco e in città scoppia la rivolta. I negozi greci e le loro abitazioni vengono prese d’assalto e la stessa sorte tocca al negozio di sartoria. Controllando i danni, Vassilis scopre uno scantinato segreto e nello scantinato uno scheletro vecchio di trent’anni… Un vecchio commerciante di materassi romeo si assicura un posto nell’ospizio per greci a Istanbul e da Atene, dove aveva fatto ritorno, un giorno parte per concludere la sua vita in Turchia. E per il materassaio sarà come trasformarsi in un vecchio Ulisse che, anziché i giovani Proci, dovrà scacciare dalla sua Itaca i Lupi grigi…

Otto racconti formano un anello, come un anello di terre è quello bagnato dal Mediterraneo. L’anello narrativo parte dalla Grecia, scivola attraverso le strade di Istanbul, sfiora appena Cartagine, lambisce Pompei, esce dal tracciato toccando la Berlino di Hitler per tornare infine alla madrepatria e al punto di partenza. Ma la deviazione tedesca non è uno svarione. Piuttosto, disegna un prezioso, incastonato nell’anello, che si distingue dagli altri racconti ma senza tradire la direzione intrapresa. I protagonisti della raccolta sono eterogenei, hanno identità così diverse tra loro che ogni racconto si apre e si chiude, separato da una porta stagna. Eppure l’anello narrativo le oltrepassa e fa da filo rosso dentro al grande labirinto multiculturale che è il nostro mare. Così la polifonia di voci si fa canto unico, alla fine, che perdura nel tempo facendo incontrare un vecchio e stanco Ulisse con un coraggioso prete ortodosso, e un negoziante di tessuti tormentato dalla crisi tra turchi e greci con un vecchio greco stabilitosi in Germania. Petros Markaris utilizza una scrittura asciutta, senza fronzoli, che arriva dritta alla testa e al cuore e ciò che viene a galla è una specie di risposta al bisogno di pace, magari confusa o incerta. Perché il messaggio di questi racconti intimi è più alto e tende a dimostrare come la multiculturalità, l’incontro e la conoscenza tra genti diverse, siano la base per una convivenza pacifica, limpida e luminosa nei suoi meccanismi e libera da un passato ingombrate che ancora ci insegue.



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