L’assassino non sa scrivere

L’assassino non sa scrivere
A Fancuno può andarci chiunque: basta semplicemente passare sui colli di Valle del Seme e prendere poi per Santo Stefano Martire; lì - al confine con i comuni di Castelcapro e Sicignavia - si giungerà al paesino di tremila abitanti che, a parte il nome equivoco, ha tutta l’aria di essere un bel posto. Forse però questo è il momento peggiore per andarci: Fancuno è appena stato scosso da un serial killer che uccide con efferatezza e apparentemente senza nessuna regolarità; se non quella di lasciare dei bigliettini accanto alle sue vittime, tutti rigorosamente sgrammaticati e firmati “Sirial ciller”. Ben presto ci si divide fra due sentimenti contrastanti: da un lato l’entusiasmo per una cosa che - seppur truce - è comunque una novità (e Dio solo sa se ce n’è bisogno da quelle parti); dall’altro, fa incazzare (e come dargli torto?) che l’unica notizia che abbia mai portato Fancuno al TG in prima serata… debba riguardare proprio le gesta di un cretino, e per giunta ignorante!
Diciamolo senza mezzi termini: Piedimonte è bravo. Si potrebbe annotare che un uso meno ristretto del dialetto forse gioverebbe (ma va bene così, nell’ambito di una geografia inventata come la sua); così come è contenuta la scurrilità (mai gratuita, sempre al servizio della narrazione e della spontaneità dei dialoghi). Uno scrittore svezzato dalla cronaca nera dei quotidiani, già alla sua terza esperienza narrativa con lo stesso editore. Meritati dunque tutti gli elogi a lui tributati, da Maurizio de Giovanni a “Vanity Fair”. E giustificata l’imponente campagna pubblicitaria messa in moto da Guanda. Un autore da tenere d’occhio.

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