L’attentato di Sarajevo

L’attentato di Sarajevo
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Mila, lei è bella, bellissima e lui non capisce perché debba stare con Branko un bruto, che sembra indifferente alle attenzioni e al fascino di Mila e che ammette candidamente e quasi con noncuranza che lei è la sua amante. Quando Branko si assenta da Parigi per ritornare ad insegnare a Sarajevo lui tenta di sondare il terreno per soffiargli l’amante e crede di intuire - tra le chiacchiere, i timidi e goffi tentativi, le ore di passeggio lungo la Senna - una sua debole disponibilità. Parole confuse che però nella sua mente assumono un significato, si trasformano in un sì pudico al quale forzare un poco per volta la mano. Mila è diventata un chiodo fisso, quello intorno al quale ruotano le sue giornate. Anzi, di più, il pensiero per il quale sorgono e muoiono le sue giornate: portarsela a letto. Quando Mila e Branko ritornano a lei a Belgrado e lui a Sarajevo, per lui stare a Parigi non ha più alcun senso. Quella donna è lontana dagli occhi ma non abbastanza lontana dal cuore e quando lei gli scrive “Dal mio arrivo qui, non è passato un solo giorno senza che ti abbia pensato…” in otto giorni pianifica il suo viaggio: visto, biglietti e conto in banca prosciugato per prendere un treno per Belgrado senza conoscere una parola di serbo. Solo per raggiungerla, conquistarla, convincerla che quell’uomo scontroso, ubriacone e dalla doppia vita non fa per lei, che è lui l’uomo giusto. Ma Mila è chiara, Branko è il suo uomo - anche se è già sposato a Sarajevo e lei è solo la sua amante - e con lui non può esserci altro che una bella, profonda amicizia. Niente di più. Ma il niente di più, se non c’è, lo si procura. Con ogni mezzo. E la mente offuscata di possesso non bada a spese e prezzi pur di raggiungere il proprio scopo…

Perec scrisse questo breve romanzo che era poco più che ventenne, dopo un viaggio nella ex-Jugoslavia. Un romanzo che ha attraversato - dal 1957, quando fu pubblicato - numerose traversie e che è arrivato fino ad oggi in una forma non proprio smagliante. Ci troviamo davanti ad un’opera incompiuta, non rifinita, grezza. Se dovessimo recensire una bozza, sarebbe una gran bella bozza, ma non lo è. Quella che abbiamo davanti è l’assemblaggio di due differenti bozze giunte da due fondi diversi, con correzioni e cesure differenti e mandate alle stampe in Francia, nel 2016. I limiti e le asperità di una storia ancora acerba si notano tutti: nel ritmo - lento e monocorde; nella frammentarietà della trama; nell’incongruenza della narrazione; nello stile della scrittura - sterile e piatto, frammentario e confuso - e nei personaggi appena profilati se non addirittura deboli, di una fragilità che li rende impalpabili. Non c’è potenza, non c’è verve. Solo un mortifero trascinarsi alla disperata conquista di una donna eterea e distante come una stella morta; un perenne soliloquio a tratti pervaso da uno svenevole vittimismo sull’accordo dell’immaturo “cos’ha lui che io non ho”. L’attentato di Sarajevo gioca sin dall’inizio - in maniera sottile, ad onor del vero - su un enorme equivoco che tira in ballo l’omonimo attentato del 1914 contro l’arciduca Francesco Ferdinando all’origine della prima guerra mondiale. E, considerata la caratura del fatto storico, le aspettative sono alte anche quando si intuisce il gioco, quando ci si accorge insomma che non si sta trattando di un romanzo storico, ma di un - anche banalotto - romanzo sentimentale. Aspettative che vanno tristemente deluse. Storia di gelosia, di possesso, di un invaghimento compulsivo, di colpi bassi meschini e risoluzioni ciniche; di egoismo e cecità spirituale. Di secchezza ferrosa come polvere da sparo. E poi tanto maschilismo nel quadro del quale la figura femminile diventa figurina, sempiterno oggetto del desiderio da contendersi e passarsi di mano in mano. Non aspettatevi una conclusione che salvi capre e cavoli con un colpo di coda o un colpo di scena: la vicenda non si conclude in alcuna maniera e non perché siamo davanti ad un’opera dal finale aperto, ma perché siamo davanti ad un’opera col finale assente.



 

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