L’avventura di un povero cristiano

L’avventura di un povero cristiano

Fine agosto 1294, L’Aquila. Contro “lo scenario grandioso della montagna” arriva in sella a un asinello fra Pietro Angelerio del Morrone per essere incoronato pontefice. Lui, eremita tra le rocce, guida dei fraticelli “spirituali”, scelto al termine di un conclave straordinario e “agitatissimo” a Perugia durato ventisette mesi e consumato dall’odio corso tra gli Orsini e i Colonna. Fra Pietro giunge con la scorta del re Carlo d’Angiò e di suo figlio Carlo Martello, ma giunge anche accompagnato dai capi del movimento semiclandestino dei fraticelli “spirituali”, ai margini della chiesa, perseguitati dai tribunali ecclesiastici per il loro “fiero anticlericalismo, richiamandosi così alla primitiva regola di San Francesco”. Il pontificato di papa Celestino V durò soltanto pochi mesi, periodo in cui l’eremita si scontrò e cedette di fronte alla potenza delle maglie della Chiesa istituzionale. Sulle sue tracce, secoli dopo, uno scrittore si muove tra la biblioteca provinciale, i conventi, e letture di storie edificanti, uno sguardo alle rocce della Maiella e ai luoghi ombrosi che ospitarono molti eremiti. “Tra vecchie storie di frati e di eretici, cerca le tracce dell’utopia a lui cara”: quel che rimane dell’eredità cristiana, dell’avventura del povero cristiano verso il quale si concentra massima la sua attenzione…

In continua riflessione sul rapporto con la religione e con la politica, esperienze dialoganti nel pensiero dello scrittore, Ignazio Silone compone in pièce teatrale - pubblicata nel 1968 e messa in scena pochi mesi dopo - l’avventura di un eremita abruzzese divenuto papa e presto detronizzato, inadatto ai luoghi papali, alle manovre del potere, agli intrighi e ai compromessi così distanti dal povero e immediato manifestarsi dei frati, degli ordini minori, della roccia delle montagne, del silenzio, della fraternità umana: al centro, l’utopia, “non spenta in religione né in politica in quanto bisogno profondamente radicato nell’uomo”, utopia di speranza delusa ma sempre tenace: fra Pietro Angelerio del Morrone come l’uomo che vede nel potere papale la possibilità di tentare di riportare la Chiesa alla sua “primitiva credenza”, fuori dai secolari luoghi del potere, vicino all’uomo e a Cristo: fallendo - e il dialogo snervante con il cardinale Benedetto Caetani, poi Bonifazio VIII - ne è prova efficacissima - trovandosi “costretto a scegliere”, non esitò.



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