L’avventurosa storia dell’uzbeko muto

L’avventurosa storia dell’uzbeko muto
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Dicembre 1965. Degli aspiranti rivoluzionari cileni, membri delle Juventudes Comunistas e della Federación Juvenil Socialista, discutono non senza scontrarsi su come manifestare dissenso verso la mattanza a stelle e strisce in Vietnam… Ramiro è un giovane peruviano affascinato dalla dottrina bolscevica, e vince una borsa di studio a Mosca presso l’Università dell’Amicizia tra i Popoli, dove punta come ogni suo coetaneo a conoscere maggiore libertà, anche per quanto concerne il divertimento, le donne e l’alcol… Il Flaco, il Chico, il Gordo e il Triste hanno fondato le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Chile, di cui sono gli unici membri, e stanno programmando un colpo in banca per distribuire denaro al popolo vessato dalla borghesia… Bichito è una cilena atipica, alta e bella, ma anche una compagna insolente e temeraria che non ha paura di mettere in evidenza le contraddizioni del pensiero unico… A Santiago, nel 1970, uomini e donne armati esclusivamente di ideali si preparano ad attuare l’Operazione Meraviglia, che dovrebbe fornire le armi di cui l’Esercito di Liberazione Nazionale necessita… Nel 1971 nella capitale cilena viene aperta la sede dell’ambasciata coreana e il compagno Park-Il-Son decanta le virtù del Paese, illuminato dal Grande e Amato Leader Kim-Il-Sung… Un gruppo di soldati agli ordini del caporale Balboa si imbatte in due guerriglieri e li cattura. Uno dei due ha i capelli lunghi, la barba rada, un basco nero e sulla mano sinistra una cicatrice che fuga ogni dubbio: è il Comandante, è Ernesto “Che” Guevara… In occasione della visita di Fidel Castro il GAP, gruppo di giovani al seguito di Allende ha il compito di portare fino all’aeroporto il regalo del governo cileno a Cuba, una coppia di piccoli avvoltoi… Un uomo, il cui vero nome è ignoto, si è arruolato nella Brigada Internacional Simón Bolívar e ha assunto il nome di battaglia di Camilo. In punto di morte, ha chiesto che il suo orologio venga consegnato al figlio che vive a Stoccolma…

Luis Sepúlveda non è certo un personaggio che necessiti di presentazioni. Il cileno classe 1949, ormai stabilmente trapiantato nelle Asturie, è senz’altro uno dei più noti autori del panorama latinoamericano contemporaneo. Già autore di bestseller internazionali come Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Patagonia express e Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, con questa raccolta che potremmo definire, prendendo in prestito un termine musicale, un album concept, ci catapulta nel mondo della nostalgia e del rimpianto. Più che la giovinezza in sé a evocare questi sentimenti è la consapevolezza di aver gettato via – lui e la sua generazione – più di un’occasione. Ormai oltre i sessant’anni, Sepúlveda traccia un bilancio della sua esistenza e segnatamente della sua esperienza nella politica attiva, in prima persona e non, in un contesto dove si faceva politica anche solo respirando, quello del Cile socialista del compianto Allende eliminato poi dal dittatore golpista Pinochet, ma più in generale quello del Sud America fra gli anni Sessanta e Settanta, in quel periodo un vero centro di gravità permanente per movimenti rivoluzionari. Il titolo originale El uzbeko mudo y otras historias clandestinas ha un duplice significato, dato che si riferisce sia alle “storie clandestine” narrate dai cantori girovaghi (una pratica, questa, ancora diffusa in alcune parti dell'America Latina) che alla clandestinità in cui si svolgono tutte le vicende narrate. Sono storie di socialismo e rivoluzione, di speranze e progetti, storie sudamericane che lambiscono in maniera del tutto inaspettata paesi lontanissimi come Svezia, Russia e Uzbekistan. Quelle di Sepúlveda, in sintesi, sono storie tanto malinconiche quanto coinvolgenti, intrise di pasiòn revolucionaria, con personaggi indimenticabili e una spiccata ironia ad allentare la tensione. Oltre all’esaltazione delle speranze giovanili non può non esserci una critica verso il comunismo e il socialismo, verso il tradimento delle idee. L’emblema è sicuramente Ramiro, l’uzbeko muto che dà il titolo alla raccolta, che in realtà non è né uzbeko né muto, e per raggiungere il suo scopo deve fingersi qualcosa che non è. Un po’ il destino delle due grandi ideologie, che hanno fallito, sono cadute a pezzi e si sono reinventate adeguandosi al perverso sistema politico per conservare il potere.

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