L’avvocato

L’avvocato

Tabitha ha sei anni e le piacciono i palloncini colorati. All’uscita da scuola vede un uomo che ne ha molti, ne vorrebbe uno: anche l’uomo è attratto dalla piccola, e si avvicina a lei regalandole una caramella e un palloncino rosa, il suo colore preferito. Ha anche altri regali, ma per vederli Tabitha deve seguirlo nel suo furgone… e la bambina lo segue, con la forza, contro la sua volontà. Brigham Theodore, ventisei anni, ha appena prestato giuramento come avvocato alla Corte Suprema dello Utah: vive in un monolocale in zona Avenues e per guadagnare qualche spicciolo fa il bidello in una scuola. Il preside della scuola sa che Brigham è brillante e forse sprecato nel ruolo di bidello, così gli consiglia di prendersi qualche giorno libero per cercare lavoro come avvocato. Brigham è deciso a conquistare il mondo un caso alla volta: cerca online i nomi degli studi legali della città e si presenta da loro ricevendo però solo rifiuti. L’ultima visita della giornata è allo studio legale TPD… Amanda Pierce è seduta in auto con la sua pistola in tasca di fronte al tribunale di Salt Lake City: attende il cellulare del penitenziario che si ferma proprio li avanti. Vede l’uomo e i due sceriffi scendere, estrae la pistola e spara urlando: “Questo è per Tabitha”. I proiettili colpiscono l’uomo sotto gli occhi increduli delle guardie e mentre le scendono le lacrime, Amanda sente il freddo delle manette stringerle i polsi…

Victor Methos, originario di Kabul, ha prima lavorato per uno studio legale simile a quello del romanzo e poi come procuratore si è specializzato in crimini violenti: attualmente è avvocato e svolge la libera professione. Nel suo romanzo di esordio si ispira a una storia e un processo realmente avvenuti e ciò contribuisce a tenere alta la tensione fino all’ultima pagina: l’80-90% della vicenda ricalca la storia vera, anche se con i nomi dei personaggi modificati per la privacy. Nessuna tensione e nessuna suspense, nessun dramma nel plot: la vicenda si snoda con semplicità e rapidamente, senza fronzoli teatrali. In fondo, quello che pensa Amanda nella storia è quello che ognuno di noi pensa guardando i fatti di cronaca di tutti i giorni: per i propri cari si è disposti a fare di tutto, ma se ognuno si facesse giustizia da sé vivremmo in un mondo senza regole e senza legalità. È un tema molto attuale, ça va sans dire: quali sono i confini della legittima difesa, l’antico fascino della vendetta, il rapporto a volte controverso tra la giustizia e la realtà, procuratori molto spesso abituati a vincere ogni causa anche con mezzi poco leciti, accusati che smettono di combattere perché consapevoli della loro colpevolezza, giovani avvocati alle prese con casi irrisolvibili e indifendibili… Amanda ha certamente commesso l’omicidio di cui è accusata, ma è sicuro che dovrebbe essere punita per questo? E quale pena meriterebbe? Ma soprattutto come reagiremmo noi davanti a chi ha ucciso nostra figlia di soli 6 anni? E come dovrebbero trattarci le autorità?



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