L’eccezione

L’eccezione
Reykjavik. La notte di Capodanno, il cielo illuminato dallo sfavillare dei fuochi d’artificio. Occhi al cielo, fra un botto e l’altro, Floki fa scivolare una confessione a Maria: è innamorato di un uomo, un collega scienziato, specialista – come lui – nella teoria del caos, e sta per lasciarla per andare a vivere con lui. Un colpo al cuore per Maria. Undici anni di matrimonio e un rapporto consolidato dalla nascita di due gemellini, ma soprattutto un marito e padre premuroso e sollecito, sempre colmo di attenzioni e affetto. Come far svanire tutto questo da un giorno all’altro? E come ha fatto lei a non accorgersi di nulla in tutti questi anni? A Maria Floki confessa di essere sempre stato attratto dagli uomini: è Maria l’eccezione della sua vita, dopo di lei  - amata comunque con tenerezza – nessun’altra donna mai. Da quel momento Maria scoprirà in verità nella sua vita una girandola di eccezioni, passando attraverso singolari inattesi incontri ed esperienze: dal rapporto con Perla, una originale consulente matrimoniale affetta da nanismo, psicologa sui generis e scrittrice di thriller, a quello con un romantico giovane corteggiatore, alla confessione di un grande segreto da parte della madre, che riporta Maria ad un lontano passato. Un continuo ridefinirsi di sempre nuovi equilibri – specchio cangiante della vita - alla ricerca di un proprio spazio di felicità, sospesi fra le incalcolabili eccezioni della vita…
L’eccezione è una piacevolissima lettura in cui la finezza psicologica e l’acume descrittivo si sposano  con l’essenzialità e con una notevole fluidità narrativa. Perché, se Auður Ava Ólafsdóttir  sa efficacemente far dipanare fra le righe emozioni e sentimenti dei suoi personaggi acutamente messi a fuoco senza eccessi e ridondanze, sa insieme mantenere la scena vivace e dinamica, popolata di personaggi variegati colti in scene di ordinaria quotidianità, sullo sfondo di suggestivi paesaggi (Reykjavik innevata, dirupi di un’isola vulcanica, distese di mare tempestoso o comunque avvolgente). Prende forma un quadro di grande naturalezza, in cui  - come è stato ben scritto – l’autrice sa “costruire per noi un’incantevole teoria del caos applicata ai sentimenti”.  In quel caos i protagonisti non rimangono inviluppati come in una spirale paralizzante. Anzi, il sovvertimento di piani ed equilibri costruiti non solo è inevitabile ma è quell’inatteso che è il divenire stesso della vita, dietro cui si celano non di rado anche nuovi sensi e nuove scoperte. Non, certo, un elogio del caos fine a se stesso né una banalizzazione del dolore: sorretta da una scrittura dotata di levità, e luminosa, riluce in questo romanzo una grande apertura alla vita e alle sue tante… eccezioni.

 

 

 

 
 
 
 
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