L’eco delle balene

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Prima di diventare noto come dottor Theremin si chiamava semplicemente Leon Termen e prima ancora, Lev Sergeevic. Il dottor Theremin adesso è chiuso nella sua cabina a bordo della “Staryj Bol’sevik”, la nave che ha il compito di riportarlo in patria e più precisamente a Leningrado. La cabina è rettangolare e ha le dimensioni di un bagno in una delle camere del Plaza di New York, l’albergo in cui egli ha abitato durante la sua permanenza in America. Le pareti del bastimento sul quale sta viaggiando sono fatte d’acciaio e sono verniciate di un delicato azzurro. In un angolo della sua stanza ci sono una cuccetta e un tappeto grigio e liso adagiato sul pavimento. Il dottore se ne sta seduto su una sedia pieghevole davanti a una scrivania di acciaio, anch’essa dipinta di azzurro. Il tempo in mare non è buono e il dottor Theremin sta male. Si tiene la pancia con le braccia e ascolta il rumore del cassetto accanto che si apre e si chiude, sbatte e poi torna al suo posto prima di riaprirsi. La cabina dondola, ondeggia, segue il furioso vorticare delle onde. Sull’altro lato del corridoio c’è una stanza delle stesse dimensioni della sua ed illuminata da una lampadina. In essa vi è custodita l’attrezzatura che Theremin ha portato con sé e che è estremamente fragile e danneggiabile. Ogni volta che le onde si alzano lui vorrebbe precipitarsi ad aprire le custodie che proteggono gli strumenti per accertarsi che tutto sia al sicuro, che tutti i fili siano avvolti, le batterie chiuse e i tubi intatti. Che i suoi Theremin funzionino ancora. Negli ultimi diciassette anni non è passato quasi un giorno che egli non li abbia sentiti suonare. Durante i suoi viaggi, da Arcangelo a New Haven, in palazzi e baracche e durante i suoi insegnamenti, il dottor Theremin ha suonato per tante persone, scaricatori di porto e nobili e, quasi ogni sera, gli bastava tendere le braccia per trovare un campo elettrico di uno dei suoi theremin e trasformare la corrente in suono. Per questo adesso vorrebbe recarsi da loro, perché ne sente la mancanza. Ma la porta della sua cabina è chiusa a chiave e lui non ha le chiavi. Ha soltanto una macchina da scrivere, carta e inchiostro e una storia da raccontare rivolgendosi all’unico amore della sua vita, la violinista Clara Rockmore…

È questo il misterioso e intensissimo inizio de L’eco della balene di Sean Michaels, romanzo ispirato alla vita vera dello scienziato russo Lev Sergeevič Termen, l’inventore del theremin, uno dei primi strumenti musicali elettronici, e tra i più affascinanti. L’intero romanzo scorre velocemente lasciando il lettore a ogni pagina colmo di meraviglia per la miriade di avventure ed esperienze vissute dal protagonista. La voce narrante è calda e ben definita, sa descrivere, narrare, scoprire immagini di grande effetto. In questa storia ci sono tutti gli ingredienti di un romanzo destinato a fare breccia nell’immaginario dei lettori e capace di offrire al grande pubblico una veduta privilegiata sulla vita del grande scienziato russo. L’amore, il viaggio, la scienza, l’incontro con grandi personaggi della storia quali Rockefeller, Gershwin, George Bernard Shaw sono solo alcuni degli elementi che adornano e rendono entusiasmante questo romanzo. A ciò deve aggiungersi la prosa elegante e preziosa ma allo stesso tempo asciutta e mai ridondante, la luminescenza delle scene architettate nonché la forza delle immagini dipinte. Un romanzo celebrato nel mondo come strabiliante esordio letterario e già premiato con prestigiosi premi quali lo Scotiabank Giller Prize e la selezione per il Dublin Literary Award.

 


 

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