L’educazione

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Lobelia e scutellaria. Ci si cura così da ogni malattia, a casa di Tara. Antibiotici, antidolorifici, ogni tipo di medicinale è bandito. Lei e i suoi fratelli Luke, Tyler, Richard, Shawn e Audrey vivono con i genitori in Idaho. Non sono iscritti all’anagrafe, non si fanno visitare da medici né usufruiscono di qualsivoglia servizio, vivono lontani dalla società con contatti quasi nulli con i loro coetanei. Non vanno a scuola: della loro istruzione si occupa la madre, a casa, che di lavoro fa l’ostetrica e la guaritrice. In incognito, se la scoprissero sarebbe del tutto illegale. Un paio di volte c’è andata vicina, quando una partoriente si stava per dissanguare e sono stati costretti a portarla in ospedale, ad esempio. Ma l’ha scampata e continua così a preparare le sue erbe e assistere le puerpere. Aderiscono alla religione mormona, ma nella sua formula più rigida e integralista. Il padre passa le sue giornate a ricordare a tutti che su di loro incombe la fine del mondo, che l’apocalisse è vicina ed è bene fare provviste anche se la mano di Dio li salverà. Tara e i ragazzi lavorano tutti nella discarica del padre, un ammasso di lamiere in cui ognuno di loro, in diverse occasioni, rischia di farsi seriamente del male ‒ ma per loro padre ciò che accade è solamente il volere di Dio. Tutto quello che c’è fuori dalla porta di casa è male: la polizia, lo Stato, la legge, tutte cose a cui la gente comune è assoggettata perché vittima di un lavaggio del cervello. Il padre lo ripete come un mantra. Shawn, suo fratello maggiore, non sopporta che Tara si metta un filo di rossetto sul viso, non tollera nessuna sua disobbedienza. Ogni frase, anche ogni espressione del viso che non lo convince, è un pretesto per esercitare violenza su di lei, nei modi più obbrobriosi. La testa nel water, il braccio torto dietro la schiena fin quasi a spezzarglielo. La madre vede, ma non se ne cura. La voglia di imparare e di vedere il mondo si affaccia in Tara quando il fratello Tyler se ne va. Ma dovrà combattere una lunga battaglia con i suoi genitori per raggiungere il suo obiettivo, quello di una vera educazione…

“Uno straordinario memoir di una giovane donna cresciuta in una famiglia estremista in Idaho che lotta per l'educazione pur mostrando grande comprensione e amore per il mondo che si lascia alle spalle”. A dirlo è nientemeno che Barack Obama, da buon intenditore di letteratura – così come di musica e serie TV – che ha consigliato questo romanzo di Tara Westover la scorsa estate e l’ha annoverato tra la top ten dei libri letti nel 2018, interessante classifica che compila e segnala sui social alla fine di ogni anno. Ha i suoi motivi l’ex presidente Usa. L’educazione è un libro che stordisce, ferisce e a tratti disgusta, racconta una vicenda grottesca e feroce, che sicuramente lascia il segno. Un padre integralista e maniacale, un fratello palesemente disturbato e violento, una madre inerme e incapace di prendere una posizione, anche lei assuefatta a una visione del mondo estrema e apocalittica, che va ben al di là dei precetti mormoni. Tara Westover con grande coraggio ripercorre la sua infanzia nei minimi dettagli, le violenze, le provviste contro la fine del mondo, i sermoni deliranti di suo padre. E poi il momento in cui capisce che deve squarciare il velo che si frappone fra lei e il mondo, una presa di coscienza graduale sì ma alla fine dirompente. Appena esce dalla “bolla” in cui ha trascorso la sua vita, si rende conto di tutto ciò che le manca e non conosce. Emblematico l’episodio in cui a scuola alza la mano per chiedere cos’è l’Olocausto. Di questa e di tante altre nozioni normalmente alla base di una qualsiasi formazione si ritrova sprovvista. Suo padre, da vero complottista, non voleva girassero libri o manuali per casa, li riteneva tutti forieri di menzogne. Tara però aveva un desiderio insopprimibile di conoscere. La sua è una lotta per l’educazione, come giustamente scrive Obama. E una vittoria. Tara infatti si laurea alla Brigham Young University, vince una borsa di studio a Cambridge, ottiene un dottorato di ricerca in storia. L’Idaho è lontano ma pulsa feroce nei suoi ricordi, ora trasportati nelle pagine di un libro, diventato in poco tempo e con buone ragioni un vero fenomeno editoriale.



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