L’esageratore

L’esageratore

Esergo del poeta, attore e regista Franco Scaldati, detto “Il Sarto”: “Dicono che il mondo lo creò un suono, dicono che un canto poi creò ogni immagine, dicono che è la musica un antico ricordo”. L’artista Marco Bisanti pensa che la vita sia “stridore, incanto che genera suono; musica, a volte”: questo suo delicato libro è la custodia di quel suono (“la vita è un suono, il suono che le dai”). Incipit. Leggeremo prose brevi e semibrevi, ci viene annunciato, così musicali da non dover domandare versi o accapo al bisogno di poesia, perché il canto rivelerà ogni cosa. Perché sostiene Bisanti che l’unica possibilità rimasta davvero alla scrittura sia la profezia: “Se il passato ormai interessa a pochi e il presente è solo un colabrodo di fuochi incrociati, alle lettere non resta che il futuro”. Quel futuro s’intende alimentare. L’artista confessa che ci sono parole che cerca continuamente; ogni tanto le trova. La scrittura è l’occasione che non può avere parlando, perché la scrittura è una questione di composizione: “La scrittura si compone, la parola si suona”; sta al lettore pizzicare le connessioni del suo dettato. Un tempo, confida ancora, non scriveva con semplicità, “perché la lingua era diventata una magia dalla formula cangiante”: ogni volta che stava per scrivere, faticava a ricostruire il “suono” originario. E tuttavia Bisanti credeva nel potere di quella formula: “per restituire altri mondi”. Non s’è stancato di avere fede. In questi suoi frammenti restituisce le strade di Palermo e le ferite di Aleppo, le nuvole e le capanne di Mondello e la compagnia della sua adorata nonna Ida, i melograni delle vecchie scampagnate e la luna sui cipressi; evoca la sofferenza dei palestinesi e deplora la barbarie di Idlib; più volte immagina la delizia dei bagliori dell’Artico; e poi racconta le finestre sui fiumi e le finestre sul mare, lontani “artifici di fuoco sparato nel cielo” e un wireless potente per la luna; racconta che la vita è di luce, “un abito rappezzato”, e benedice Dio (“ti sento e mi accorgo con tutto il cuore dei tuoi amati, perché amando ho ben capito i loro doni ma molto più perché hai sentito me, dannatamente solo e indegno di essere messo dopo ogni cosa”), infine comprende che ogni madre è madre di Dio (“benedetto il suo frutto”): ogni madre “reggerà il vuoto necessario per dare alla luce l’universo”...

L’esageratore è una raccolta di frammenti, prose liriche e schizzi composta nell’arco di tre anni, pubblicata in itinere sul blog eponimo; è l’opera prima di uno scrittore siciliano intrisa di nostalgia per la sua terra, di malinconia per la nonna e di profondo amore per l’intelligenza – e di devozione al mistero del linguaggio. Qualche cenno biografico. Bisanti, panormita, classe 1981, giornalista (ex “La Sicilia” e RAI Sicilia), consulente editoriale (Herzog) e traduttore dall’inglese, è direttore responsabile del semestrale “Epékeina, International Journal Of Ontology, Hystory and Critics”. Sin qua, come autore, ha pubblicato qualche racconto nelle buone riviste letterarie digitali “Argo” ed “El Aleph”; in internet letterario, è conosciuto e apprezzato come papà di “Pupi di Zuccaro”. A dar retta a Paolo Di Paolo, prefatore d’eccezione, siamo di fronte a “un novello prosatore d’arte: di quella scuola estinta, fra Cecchi e Cardarelli, che sfornava e formava poeti della prosa”. La strada è quella battuta, negli ultimi anni, dal poeta Antonio Veneziani, una delle anime dell’ultima Scuola Romana, in libri come Cronista della solitudine (Hacca, 2007) e prima ancora Sudore e asfalto (Stampa Alternativa, 1995): è un sentiero che era stato intrapreso, a inizio Novecento e con risultati rimarchevoli, da intelligenze come Boine o Arturo Onofri; è un cammino sul quale, nel corso del tempo, abbiamo incontrato certi discreti momenti di Sbarbaro, fragili ma degni. Marco Bisanti ha condiviso questa sua prima “officina” restituendo nostalgia, diarismo, cronaca ed elegia; certe volte ha sconfinato nel misticismo, altre nell’autoreferenzialità, probabilmente non sempre consapevolmente; tuttavia non è mai stato arrogante né eccessivamente lezioso: sembra sempre autentico, nei suoi slanci e nelle sue depressioni. In copertina, “La XXXVI primavera (con Botticelli)” di Elisa Nicolaci; trentaseienne era Bisanti quando si stava dedicando a questo suo taccuino. Il libro è stato pubblicato dalla Ensemble, sotto la direzione editoriale di Matteo Chiavarone.



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