L’esatto contrario

L’esatto contrario

Il trentacinquenne Riccardo Magris vive nella casa che gli ha lasciato il padre a piazza dei Sanniti, nel popolare, multietnico (e trendy) quartiere di San Lorenzo. Ha lasciato Giurisprudenza e si è rifugiato in un master in Giornalismo: si immaginava ben altra carriera ma per campare ha dovuto affittare due stanze di casa sua. A una mistress sadomaso che riceve i clienti rigorosamente di giorno e a uno studente siciliano fissato con Proust, per la precisione. Oltre a questo Riccardo si è inventato una simpatica rubrichetta radiofonica in cui mette alla berlina i peggiori calciatori passati e presenti della Serie A e collabora stabilmente con il settimanale di cronaca nera “TuttoGiallo” (ha avuto in passato una breve liaison con la spregiudicata e stakanovista caporedattrice Dora) per il quale scrive recensioni di libri noir. La sua vita finora è stata funestata dalla mancanza di progettualità e ambizione, anche la sua ragazza Gaia non mancava mai di ricordarglielo, finché alla fine lei non è andata in cerca di certezze altrove. Il tran tran un po’ malinconico del giovane viene scosso da una notizia vista al tg: si è suicidato il professor Morelli, da poco uscito in libertà provvisoria dalla galera, dove era finito per la morte di una studentessa universitaria, Giulia Rusconi. Riccardo viene scaraventato in un passato angoscioso che aveva sperato di dimenticare, perché lui Giulia la conosceva, lui Giulia l’aveva baciata…

L’editore Giulio Perrone guada il Rubicone (fa anche rima) e debutta come romanziere. Sceglie il noir – e questa potrebbe sembrare una scelta conformista, se non prudenziale – ma lo fa con una cifra personale e originale lontana dai modelli imperanti del genere. Innanzitutto l’ambientazione: la geografia di Perrone è quella di una Roma “vera”, viva, presa dalla nostra quotidianità, assai distante dalla cartolina turistica e anche dai cliché borgatari. San Lorenzo, Corso Trieste, il quartiere universitario: i luoghi di una middle class capitolina finora poco rappresentata dalla narrativa mainstream. In secondo luogo il linguaggio, colloquiale ma mai sbracato, con un moderatissimo uso del dialetto che però dà il senso del divertissement più che del degrado: siamo dalle parti della commedia italiana sofisticata à la Muccino, ma con una cupa atmosfera thriller che grava sulle esistenze altrimenti “normali” dei personaggi fiaccandoli, angosciandoli e spaventandoli. Terzo ingrediente insolito nella sua “normalità” è il frequente riferimento alle vicende sportive della AS Roma: un tòpos imprescindibile della cultura contemporanea romana, del suo immaginario collettivo. Il calcio fa capolino mille volte nei discorsi di tutti in città, trasversalmente ai ceti sociali e alle fedi politiche, è un mantra onnipresente sulle radio delle milioni di automobili bloccate nel traffico o nei bar. Non lo si può evitare e Perrone infatti non lo evita, anzi lo evoca, anche per alleggerire un po’ - schizzandola di giallo e di rosso - la trama nera che ci conduce a perdifiato verso il colpo di scena delle ultime pagine.



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