L’esercito della truffa

L’esercito della truffa
La Sicilia, si sa, è povera. Così povera da ricevere ogni anno milioni e milioni di euro di fondi. Più è povera, più riceve denaro. Per cosa? Semplice: progetti “innovativi” che non verranno mai realizzati, appalti per decine di opere pubbliche (sempre le stesse), sovvenzioni per società nascenti che promettono innumerevoli assunzioni e molto, molto, altro. Eppure i siciliani - noi siciliani - sono sempre più poveri. La nostra terra, meravigliosa, non ci dà garanzie, non ci offre un lavoro, ci costringe a prestare mente e corpo a regioni più ricche e a devolvere i nostri (pochi) guadagni per un affitto, per i trasporti pubblici, per la vita quotidiana che, si sa, fuori dall’Isola costa di più. Nel frattempo l’esercito della truffa si muove indisturbato, si serve di abili professionisti, di Istituti di Credito blasonati e di personalità di spicco. L’obiettivo? Truffare soldi allo Stato e alla Comunità Europea in modo pulito. Perlomeno in modo superficialmente pulito. Manna dal cielo per noi che rientriamo nella benedetta Legge 488, che offre contributi a condizioni agevolate per aziende e imprese che operano in aree svantaggiate del Paese. Bingo. Se ci aggiungiamo una burocrazia e una magistratura lente e cieche il gioco è fatto. E ne andiamo fieri…
Piacevolissima, a tratti amara e triste, l’ironia con cui Francesco Appari e Giacomo di Girolamo raccontano le vicende de L’esercito della truffa. È un po’ il gioco dell’immedesimazione con il cattivo, come in quei film in cui il criminale e il male sono talmente simpatici da non poter fare a meno di apprezzarli, molto di più del noioso buono (di solito biondo e dal volto pulito) di turno. Ci raccontano di una Sicilia tutt’altro che sommersa dalla povertà e dai disagi o meglio che sommersa lo è, ma con radici e fondamenta talmente solide e ben piantate da mantenerla irremovibile. Quello che crolla è in superficie. Crolla “volutamente” per lasciare spazio al nuovo, seguendo quella logica del riuso e del riciclo che tanto ci invidiano. Qualcuno parlava di arte del fare, rifare e contraffare. E noi siamo i maghi del contraffare. Appari e Girolamo diventano i portavoce dei militanti di questo fantomatico esercito indistruttibile, sostenuto da personalità eccellenti, mai scardinato (e chi ci ferma?). Un ritratto doloroso, che a volte ci strappa un sorriso, ma molto lontano dalla sceneggiatura di un film o di una rappresentazione teatrale. Questa è la realtà. E dura da sempre. Viene denunciata, smascherata, punita. Eppure ce la ritroviamo sempre in mezzo ai piedi. In altra forma e con altri volti, ma sempre presente e più forte, sottile e pervasiva. Un sistema difficile da scardinare. Soprattutto quando siamo tutti ciechi, sordi e muti. Sì, come le tre scimmiette.

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