L’estate dei morti viventi

L'estate dei morti viventi
Nel bel mezzo di un’estate davvero torrida, Stoccolma viene investita da una misteriosa tempesta elettromagnetica: gli elettrodomestici rifiutano di spegnersi, le automobili si accendono da sole, tutti vengono colpiti da un mal di testa insopportabile, gli animali sembrano impazziti, i topi si divorano tra loro. Alcuni riferiscono anche di una strana pioggia di larve che scompaiono nel terreno. Un cabarettista di nome David saluta la moglie Eva e il figlio Magnus prima di recarsi in un locale per uno show, ma una volta là viene raggiunto da una telefonata dal Pronto Soccorso: la moglie ha avuto un incidente stradale ed è in fin di vita. Nell’arco di tempo che David ci mette a raggiungere l’ospedale, la poveretta spira. Ma poco dopo, mentre il marito piange al suo capezzale, Eva risorge tra l’incredulità generale. Intanto il cardiopatico Mahler – giornalista di mezza età – sta ripensando come sempre gli accade da quasi due mesi al suo nipotino Elias, morto a seguito di una caduta dal balcone. La tempesta elettromagnetica gli impalla il pacemaker quasi uccidendolo, ma all’improvviso cessa del tutto e su Stoccolma ritorna la calma. Pochi minuti dopo, a Mahler arriva la telefonata trafelata di Ludde, il custode di un grande ospedale suo informatore da anni. L’uomo lo avverte di un fatto apparentemente incredibile: i morti dell’obitorio sono tutti resuscitati. Il cronista corre a controllare, e una volta accertatosi che l’incredibile non è più tale, comincia a sperare che anche il piccolo Elias sia tornato dalla morte. L’anziana veggente e fresca vedova Elvy – che sta osservando perplessa sua nipote Flora giocare alla playstation – ha una possente visione secondo la quale le anime dei morti si sono liberate, e poco dopo sente bussare alla porta: è suo marito Tore, ancora con addosso il vestito del suo funerale, avvenuto due giorni prima…
Fare horror per John Ajvide Lindqvist non significa rileggere archetipi o rimasticare cliché, ma stupire il lettore con accostamenti inediti, riflessioni spiazzanti, ambientazioni originali. E infatti sin dal setting insolito – una grande metropoli europea a Ferragosto – questo romanzo sorprende e regala emozioni poco frequentate anche dall’appassionato di letteratura e cinematografia zombesca. Tanto che a tratti più che un horror sembra una satira sociale, un’analisi delle possibili reazioni di cittadini medi a un evento di portata così straordinaria come la resurrezione dei morti. Che in questo caso non sono mostri putrefatti affamati di carne umana, ma semplicemente versioni ‘spente’ e ferite dei nostri cari scomparsi, cadaveri ambulanti goffamente impegnati a far finta di essere vivi. E Lindqvist brillantemente esplora tutte le questioni che un evento del genere solleverebbe nella nostra società: di quali diritti civili devono godere i morti viventi? Sono giuridicamente vivi o cosa? Che impatto ha la loro presenza sulle loro famiglie e sui sentimenti di chi li ha amati da vivi? Siamo come intuite lontani da ogni stereotipo, e perdipiù accompagnati dall’agile scrittura dell’autore svedese, capace di far convivere lampi ironici e atmosfere gotiche opprimenti senza troppa fatica. Requiescant.

Leggi l'intervista a John Ajvide Lindqvist

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