L’estate del bene e del male

L’estate del bene e del male
huMable Dagmar è una semplice ragazza dell’Oregon che si trova sulla Costa Orientale degli Stati Uniti per studiare, poiché i suoi meriti scolastici le hanno consentito di ottenere una borsa per un prestigioso college, nel quale condivide la stanza con Ev. E non potrebbero esserci due compagne di stanza più diverse: d’altronde sua madre gliel’aveva detto, di non aspettarsi che la sua coinquilina diventasse la sua migliore amica. Glielo aveva detto con quel tono scostante che riserva solo a lei, a lei che non può fallire perché i suoi genitori non le perdonerebbero il ritorno con le pive nel sacco in lavanderia. In realtà Mable poi ha capito a cosa si riferisse la madre: una ragazza come lei non può frequentare una rampolla della ricca borghesia naturalmente bionda, il lusso le darebbe alla testa. D’altro canto, Mable ritiene che - nonostante i suoi inattesi slanci di generosità - Ev, ovvero Genevra Katherine Winslow, la consideri alla stregua di una vecchia poltrona malandata. Eppure, dopo il party per i suoi diciott’anni, la ragazza la inviterà persino a passare l’estate a Winloch, la secolare tenuta della sua famiglia, affacciata su un lago del Vermont. E lì Mable si accorgerà della veridicità di un antico adagio: non è tutt’oro quel che riluce…
Il romanzo di Miranda Beverly-Whittemore è come uno di quei giganteschi aerei passeggeri che, d’estate, riporta a casa da qualche scintillante località di villeggiatura frotte di turisti che se ne infischiano beatamente delle regole sul trasporto aereo e il bagaglio a mano e inzeppano ogni angolo possibile del velivolo di borse e buste pesantissime stracariche di souvenir perlopiù inutili e di pessimo gusto, buoni per raccogliere la polvere: fa fatica a decollare. Quando poi si stacca da terra però riesce a volare, e svolge in maniera accettabile il suo compito. Vorrebbe essere Il grande Gatsby, ma onestamente è una pretesa di superbia irraggiungibile per chiunque, però riproduce bene certe atmosfere della upper class, tra vestiti candidi da catalogo di moda che contribuiscono a ridefinire l’accezione dell’attributo “informale” (che per noi comuni mortali è il classico look jeans e maglietta, tutt’al più i pantaloni della tuta…), e quando, pian piano, fa scivolare il lettore nella suspense, sa conquistarne e mantenerne l’attenzione, con un buon ritmo e una costruzione efficace. Anche i personaggi, soprattutto quello di Mable, sono caratterizzati in maniera semplice, ma valida.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER