L’estate di Sgt. Pepper

Che cosa significa oggi Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band? Il disco dei Beatles con i personaggi famosi in copertina (fra gli altri Jung, Stockhausen, Marx, Bob Dylan e Ollio) e con Lucy in the Sky with Diamonds, uno dei manifesti della cosiddetta Summer of love, uno dei più bei dischi di psichedelia pop che i fab four ci hanno consegnato. Capolavoro o macchina da soldi? Falso d'autore? Onesto compromesso fra ricerca e mainstream? L'album - che è stato prodotto, registrato e arrangiato da Sir George Martin - viene raccontato in questo libro dalla stessa voce del quinto scarafaggio. L'occasione è succulenta per scoprire il dietro le quinte di un'opera che volenti o nolenti ha segnato la storia della musica tout court. Quindi, che siate beatlesiani o meno, è una testimonianza importante sia su cosa fossero stati quei favolosi anni Sessanta, sia su cosa volesse dire fare il tecnico del suono cinquant'anni fa, quando non c'erano i laptop e si registrava tutto su nastro...
Martin prende spunto dalle canzoni del disco per parlarci dei Beatles, del processo di creazione e di registrazione del disco e di quello che succedeva negli studi della EMI quando John, Paul, George e Ringo scolpivano la storia del rock. Qui vengono spiegati i motivi per cui i Beatles si sono rinchiusi in uno studio per sei mesi, il loro rifiuto di esibirsi dal vivo e la loro voglia di sperimentare con i suoni in un momento in cui avrebbero potuto fare della loro arte una macchina da singoli industriale. Con questo album i fab four diventarono infatti un'icona, ma il successo non nacque da campagne marketing musicali preconfezionate. Negli anni Sessanta il valore di un album si costruiva in studio, architettando suoni nuovi, spaziando con la mente e con la fantasia su testi e pretesti musicali che riuscivano a mixare con leggerezza mondi lontanissimi: il rock, il pop, le influenze indiane, la musica da circo, il blues e tanto tanto altro. Duecentocinquanta pagine che si leggono tutte d'un fiato, piene di aneddoti, curiosità e particolari. Altra cosa che distingue questa dalle altre monografie sui Beatles sono l'assenza di gossip (Yoko Ono viene nominata pochissimo) e di fotografie. Il racconto di Martin è il diario di un'amicizia vissuta in prima linea, senza dover andare a rovistare fra archivi o inutili pettegolezzi. Qui l'uomo esprime al meglio cosa volesse essere un gruppo rock e nel processo di creazione si capisce che il disco non poteva che essere un capolavoro. Se proprio vogliamo trovare un neo, per i non addetti ai lavori sentire parlare di registratori ad otto piste, di eco e di riverberi potrebbe essere considerata come una cosa da nerd. Ma per capire i Beatles bisogna un po' esserlo. Consigliato a chiunque abbia mai fischiettato anche solo una nota da quel (d'ora in poi non più) misterioso album. Ottime la cura del volume e la traduzione di Paolo Somigli, direttore della rivista Chitarre.

 

 

 
 
 
 
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