L’estate più bella della nostra vita

L’estate più bella della nostra vita

I capelli ancora bagnati sanno di salsedine, di vento e soprattutto di vita. L’ultimo ed estremo baluardo di femminilità che Miriam si è concessa. Sono ingarbugliati, ma all’arrivo in ospedale sua madre riesce comunque a riconoscerla da quei pochi ma per lei inconfondibili dettagli. Ha le pupille annebbiate dalle lacrime, e più cerca di mettere a fuoco l’immagine per ritrovarla viva e sana, e più di ogni altra cosa al mondo integra, più diventa miope per la paura. Biagio con la sua tuta acrilica azzurra che ormai è una seconda pelle, sua sorella Rossella, i suoi genitori, rimpiccioliti dall’impotenza. Sono lì. Tutti. Tutti lì. Insieme. Accanto a lei. Non possono fare nulla. Ma ci sono. Ed è importante, di più, è necessario che sia così. Pedine in piedi incapaci di muoversi in qualsiasi direzione, in attesa della mossa di un medico. In attesa di essere salvati. Miriam viene spostata d’urgenza nell’ospedale del capoluogo. Il trauma dovuto alla caduta dagli scogli ha causato la frattura dell’ottava, della decima e dell’undicesima vertebra. Una lesione. Irreparabile. Alle gambe. Sua figlia non c’è più…

Giulia e Lorenzo sono due ragazzi che avevano tutt’altri programmi per l’estate che si apprestano a vivere. Figli della buona borghesia milanese, progettavano per esempio di starsene distesi sotto al sole di Mykonos insieme agli amici, non certo di ritrovarsi, dopo un breve volo in aereo fino al Karol Wojtyla, l’aeroporto di Bari-Palese, e un discreto tragitto in macchina, a Borgo Felice. In Basilicata. Laddove la benzina costa poco ma tanto nessuno prende la macchina perché l’età media non dico che sia a tre cifre ma poco ci manca, sicché… La famiglia della mamma è originaria di lì. Dove sembra di stare in un’altra epoca. E soprattutto non prende il cellulare. Sessanta giorni sembrano una pena detentiva, un esilio, non un’estate. Ma tale è la noia che alla fine qualcosa tocca inventarsi: per esempio, cercare finalmente di capire quale sia il segreto di famiglia. Per la cronaca, una verità piuttosto sconvolgente... Semplice, chiaro, brillante, lineare, leggibilissimo, non pretenzioso né retorico, ben caratterizzato, interessante, intelligente, profondo, stratificato, coinvolgente, è un romanzo capace di far immedesimare il lettore, di far sì che possa riconoscere tradizioni che conosce o di cui ha sentito parlare, abitudini che gli appartengono, azioni e reazioni credibili a seconda della fase della vita, che in fondo non è altro che un unico e continuo percorso di crescita, perfezionamento e pacificazione con le proprie paure.



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